indietro

SIROLIMUS: UN NUOVO FARMACO IMMUNOSOPPRESSIVO

I risultati dello studio multicentrico, al quale hanno partecipato otto centri trapianto italiani, sono stati presentati a Ginevra nel corso dei lavori del 12 Congresso della Società Europea dei Trapianti (ESOT).

20/10/2005
Le persone che hanno ricevuto un trapianto d’organo oggi non solo vivono più a lungo, ma hanno una migliore qualità di vita rispetto al passato. Il successo del trapianto è assicurato in più del 90 per cento dei casi e, nei paesi industrializzati, la percentuale di persone che riprendono le proprie normali attività dopo l’intervento è ormai superiore all’80 per cento. Quello che ancora resta da fare è migliorare ulteriormente la sopravvivenza nel lungo periodo. L’impiego protratto di alcuni farmaci immunosoppressori può essere causa di una sofferenza renale che, a lungo andare, si traduce (nel 39 per cento dei casi) in una nefropatia cronica, che può richiedere un nuovo trapianto. Inoltre, la terapia immunosoppressiva, unico mezzo per evitare il rigetto, crea spesso le condizioni per un aumento di patologie cardiovascolari e, soprattutto, per un incremento dell’incidenza di tumori rispetto alla popolazione generale. È per questo che i recenti risultati di una sperimentazione sul farmaco immunosoppressivo sirolimus sono stati salutati con entusiasmo a Ginevra e lo studio presentato dal professor Josep M. Campistol direttore dell’Unità di trapianto renale dell’ospedale provinciale di Barcellona - e dei suoi colleghi partecipanti allo studio (tra cui i centri trapianto italiani di Cagliari, Verona, Roma Cattolica, Roma La Sapienza, Bari, Torino, Sassari e Genova), è stato scelto come uno dei sei migliori lavori presentati al 12° Congresso ESOT. “Lo studio, condotto su 430 pazienti per 5 anni, ha dimostrato una straordinaria efficacia del farmaco nel prevenire l’insorgenza di tutti i tipi di tumore nel trapiantato", spiega Campistol, "sirolimus è un farmaco naturale che blocca la trasmissione del segnale dell’Interleuchina 2 e, quindi, la proliferazione dei linfociti T. Inoltre il farmaco, il cui principio attivo è stato isolato sull’Isola di Rapa Nui o isola di Pasqua, ha effetti antimitotici, cioè inibisce la duplicazione cellulare, e anti-angiogenici, cioè impedisce la neoformazione dei piccoli vasi sanguigni che alimentano il tumore. Con l’impiego del solo sirolimus la sopravvivenza dell’organo trapiantato è significativamente aumentata rispetto alla combinazione con ciclosporina. E l’incidenza di nuovi tumori viene ridotta al minimo, dal 16 per cento a poco più del 5 per cento”. A differenza della combinazione con ciclosporina, sirolimus in terapia di base non determina tossicità renale, anzi, migliora i parametri di funzionalità dell’organo, e la sopravvivenza a 5 anni è saldamente attestata sul 95 per cento. (vipas - Fonte: Ufficio stampa ESOT 2005)
torna su