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Sistema opt-out per la donazione di organi, non tutti la pensano allo stesso modo.

Da Trapianti.net

01/12/2015
In vista dell’entrata in vigore in Galles del sistema di opt-out per la donazione di organi (primo stato del Regno Unito a introdurre tale sistema), Adan Sharif, nefrologo al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, prende carta e penna ed esprime le sue perplessità in una lettera pubblicata sul British Medical Journal. Egli sostiene che “il sistema è ben intenzionato ma decisamente inutile perché avere più nominativi sul registro di un sistema di opt-out non si traduce automaticamente in avere maggiori donatori di organi”. A sostegno di questa sua posizione sottolinea come anche i Paesi con sistemi di opt-out, continuino ad avere lunghe liste d’attesa e pochi giovamenti soprattutto perché “essere registrati non è un impegno definitivo a donare come non essere registrati non lo è a non donare”. Il motivo è molto semplice. Permettiamo ancora alle famiglie di dominare i desideri dei loro cari defunti, nonostante questi abbiano già dato il loro esplicito consenso in vita. La prova più eclatante è che la maggior parte dei donatori di organi deceduti nel Regno Unito non è mai stata registrata e il 59% dei 1.320 donatori deceduti lo scorso anno non erano iscritti al registro donatori. “Di conseguenza, perché avere più nominativi in un registro basato sul sistema di opt-out quando questo non si traduce automaticamente in maggiori donatori di organi? Inoltre, il soggetto di colore, l’asiatico e altre minoranze etniche, sono sottorappresentate come donatori di organi e il passaggio a un sistema di opt-out non affronta né tantomeno risolve questo trend”, aggiunge Sharif. ”Il trend deriva da una semplice e totale mancanza di interesse: dobbiamo dunque smetterla di prendere in giro noi stessi con la generalizzata scusa di mancanza di consapevolezza”, continua l’autore. Insomma, a suo avviso, il sistema di opt-out non può essere considerato una panacea alla scarsità di donatori. Ritiene invece che bisognerebbe prendere in considerazione soluzioni più radicali, come la priorità a ricevere organi per i soggetti registrati come donatori e non fossilizzarsi in una visione ristretta a sole due opzioni (opting-in/opt out). “Se celebriamo la generosa donazione di organi, dobbiamo anche iniziare a premiare la volontà reale a donare”, sostiene Sharif. “Solo una scossa radicale alle coscienze e al processo di consenso che, impropriamente, coinvolge ancora le famiglie, può essere la soluzione migliore per raggiungere un significativo cambiamento culturale verso la donazione, più che un sistema di opt-out.” Il nostro messaggio ai potenziali donatori e ai familiari non consenzienti deve essere chiaro: “Se siete grati e felici di ricevere organi, dovete anche essere disposti a donare: non ci possono essere scuse legittime per l’ipocrisia”. Così si conclude la lettera. Bibliografia Sharif A. It will take more than an opt-out system to increase organ donation: prioritise donors to receive organs. BMJ 2015;351:h5165.
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