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Sport: farmaco per i trapiantati.

Avviato un protocollo di ricerca che studierà gli effetti dell'attività sportiva su 120 trapiantati.

24/11/2009
Lo sport è un farmaco: non serve solo a prevenire un'ampia gamma di patologie, ma anche a curarne alcune serie. Sulla base di questa convinzione, per dimostrare gli effetti positivi dello sport sulla salute di chi ha subito un trapianto è stato avviato un protocollo di ricerca che studierà gli effetti dell'attività sportiva su 120 trapiantati, 60 dei quali seguiranno un allenamento prescritto da medici di medicina dello sport (e somministrato da personale ad hoc) mentre gli altri 60 (quelli con maggiori difficoltà a raggiungere un centro dove allenarsi) non dovranno sottoporsi a nessun tipo di allenamento, ma saranno seguiti dal punto di vista clinico. Il progetto, presentato il 23 novembre scorso a Bologna, è promosso dal Centro Nazionale Trapianti, con Istituto Superiore di Sanità, Università di Bologna, Centro Studi Isokinetic, associazioni Aido e Aned, e grazie alla collaborazione delle Regioni Emilia-Romagna e Veneto. Studi preliminari, prima del protocollo "Trapianto ... e adesso sport", hanno già dimostrato il ruolo terapeutico dello sport nei trapiantati, alla luce anche dell'elevata mortalità cardiovascolare spesso favorita in questi pazienti dalle alterazioni del metabolismo lipidico indotte dalle terapie antirigetto. Saranno coinvolti i centri trapianti di Bologna, Modena, Parma, Padova, Treviso e Verona. I due gruppi saranno costituiti ciascuno da 20 trapiantati di cuore, rene e fegato. Chi si allenerà farà almeno un'ora di sport per tre volte alla settimana, con attività aerobica ma anche di potenziamento. Una volta ultimata la formazione dei medici coinvolti nel progetto, lo studio sarà avviato. I primi risultati sono attesi tra un anno, e il progetto dovrebbe concludersi circa tra due. Testimonial del protocollo sono l'ex cestista Renato Villalta e Ettore Messina allenatore del Real Madrid basket. "Sono convinto - ha detto quest'ultimo - che lo sport possa dare una mano a persone che hanno ricevuto un trapianto per tornare, soprattutto dal punto di vista mentale, il prima possibile ad una vita normale". (ANSA)
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