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Staminali: ok ripara-cuore, ma futuro trapianti è artificiale

19/02/2012
Le staminali cardiache potranno essere utili per riparare i danni da infarto, come ha dimostrato un articolo appena pubblicato su Lancet, ma difficilmente questa tecnica sostituirà i trapianti, campo in cui invece l’utilizzo di dispositivi artificiali è sempre più una realtà. Lo afferma Cesare Scardulla, responsabile del reparto di cardiologia dell’Ismett (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione) di Palermo. “Bisogna distinguere due diversi campi di applicazione, o ‘setting’ - spiega l’esperto - l’articolo su Lancet ha dimostrato che le staminali possono essere utili per problemi acuti, in cui possono riparare almeno in parte le lesioni. Più difficile è invece intervenire con queste tecniche su cuori più danneggiati, ad esempio da problemi congeniti, dove sarebbe necessario un trapianto. In questo caso rigenerare il tessuto non basta, perché il tessuto sostituito deve anche operare all’unisono con tutti gli altri, e questo è molto difficile, e richiederà tempi dell’ordine dei decenni”. Più a portata di mano per risolvere il problema dell’attesa di organi per il trapianto è l’utilizzo di dispositivi artificiali: “In questo campo si è partiti pochi anni fa con dispositivi artificiali di assistenza grandi come armadi, e ora invece hanno le dimensioni di un cellulare - spiega Scardulla - già ora riusciamo a impiantare dispositivi che permettono una buona sopravvivenza per mesi e addirittura anni, e i progressi nella bioingegneria metteranno presto a disposizione organi capaci di sostituire definitivamente il cuore”. Sul fronte delle staminali le applicazioni più promettenti, oltre appunto a quelle per le lesioni acute, sono per altri organi: “Per la medicina rigenerativa sta sperimentando, insieme all’università’ di Pittsburgh, applicazioni molto promettenti nella cura del diabete e per il trapianto di pancreas e di fegato - afferma l’esperto - mentre in generale i progressi più interessanti sono nella rigenerazione delle ossa”. (ANSA).
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