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Status sociale e propensione alla donazione, quale nesso?

Un recente studio rileva che le caratteristiche sociali di una comunità possono divenire importanti fattori individuali nella decisione di diventare un donatore di organi.

23/10/2015
Un recente studio rileva che le caratteristiche sociali di una comunità possono divenire importanti fattori individuali nella decisione di diventare un donatore di organi. La ricerca, pubblicata su The Milbank Quarterly, mostra un’associazione tra caratteristiche economiche e sociodemografiche e registrazioni in favore della donazione di organi in 4.466 quartieri del Massachusetts. In questo Stato la carenza di organi per il trapianto ha raggiunto livelli senza precedenti. I tassi di iscrizione al registro donatori di organi variano notevolmente, nonostante le campagne (nazionali e statali) per aumentare la sensibilizzazione dei cittadini. “Abbiamo scoperto che le variabili socio-demografiche e di capitale sociale a livello di comunità, spiegano più della metà delle variazioni osservate nelle iscrizione al registro donatori del Massachusetts”, ha affermato il primo autore dello studio Keren ladina, professore di terapia occupazionale presso la Tufts University Graduate School of Arts and Sciences. “Quartieri che hanno uno status sociale più basso, misurato da una più alta incidenza di conflitti razziale, crimini violenti, o da una scarsa partecipazione diretta alla vita politica e sociale della comunità, hanno anche livelli più bassi di adesione al registro donatori rispetto ad altri quartieri del Massachusetts”. I fattori che invece sembrano influenzare positivamente la propensione ad iscriversi nel registro donatori, includono un più alto reddito, lo status occupazionale e il possesso di un’abitazione di proprietà. I risultati suggeriscono, inoltre, che quando le popolazioni sono meno isolate e con una maggiore integrazione razziale, mostrano alti tassi di comportamenti altruistici, compresa la registrazione come donatori di organi. La ricerca si è concentrata sulle determinanti a livello individuale, senza grande considerazione per i fattori contestuali, quali l’ambiente, il quartiere e le organizzazioni sociali. Quindi, secondo gli autori, una migliore comprensione di queste determinanti contestuali, tra cui il capitale sociale della comunità, potrebbero contribuire a far comprendere meglio il messaggio della donazione. “Una migliore comprensione del fenomeno potrebbe anche aiutare a spiegare le differenze che si registrano nei tassi di adesione al registro delle donazioni tra le comunità di colore e quanto già osservato nello studio suggerisce che gli interventi “ad hoc” sulle comunità, più che sui singoli individui, possono contribuire ad aumentare la donazione di organi”, ha ribadito ladina. “Come la partecipazione al voto o l’adesione alle campagne di vaccinazione, l’iscrizione al registro donatori è frutto di un’azione collettiva. Una migliore condizione sociale aumenterebbe le probabilità di atteggiamenti e azioni collettive positive, promuovendo norme di reciprocità e cooperazione i cui benefeci sarebbero indubbiamente significativi per la comunità, ma servono maggiori e specifici incentivi di partecipazione”. Una cosa è certa, il trapianto è una realtà clinica di consolidata valenza ma è tutt’oggi fortemente condizionato dall’insufficiente numero di organi disponibili. Quindi, qualsiasi atto che possa contribuire ad aumentare la disponibilità di potenziali donatori attraverso la comprensione delle condizioni ostative, appare, non solo auspicabile, ma assolutamente necessario per aumentare le opportunità di cura. Bibliografia Ladin K, Wang R, Fleishman A, Rodrigue JR, et al. Does social capital explain community-level differences in organ donor designation? Milbank Q. 2015; 93 (3): 609-41. (Trapianti.net)
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