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STORIA DEL TRAPIANTO DI ORGANI (2)

Gli sperimentatori - I Chirurghi e i Clinici.

13/04/2003
Gli Sperimentatori Secondo Carpentier (1994), cominciare dagli sperimentatori, nella maggior parte chirurghi, vuol dire fermarsi alle apparenze: il trapianto d'organo sembra innanzitutto un gesto chirurgico. "Oggi noi sappiamo che esso è altrettanto un gesto biologico, ma alla fine del XIX secolo nessuno aveva consapevolezza di ciò" (Carpentier, 1994, p. 1). Né Paul Bert che realizzò nell'animale un numero impressionante di trapianti di qualsiasi genere. Né Raoul Michel May che mostrò, senza spiegarla, la particolare tolleranza dei tessuti embrionali trapiantati su animali adulti. Né lo stesso Emerich Ullman, sebbene colpito dal contrasto tra il successo dell'autotrapianto e il fallimento dell'allotrapianto renale (trapianto omologo). All'inizio del secolo, il francese Alexis Carrel raccoglie la sfida e comincia dalle cause di insuccesso più evidenti: l'emorragia, la trombosi, la stenosi vascolare e l'infezione, identificandone un comune denominatore: la cattiva esecuzione delle suture vascolari. Egli si dedicò a questo compito, imparando a cucire da un'anziana ricamatrice di Lione, sviluppò così la tecnica per le anastomosi arteriose con la triangolazione. Emigrato negli Stati Uniti, Carrel realizzò con Charley Guthrie, tra il 1905 ed il 1906, tutte le anastomosi vascolari possibili e i trapianti più inverosimili: ghiandole, reni, visceri, cuore, cuore-polmoni (Carpentier, 1994). Queste messe a punto di tecniche chirurgiche, non permisero però di risolvere il mistero essenziale: all'ottavo-decimo giorno, con una desolante regolarità, il trapianto moriva. La tecnica del trapianto era pronta, ma Carrel sentiva che si era imbattuto in un ostacolo e si indirizzò alla coltura dei tessuti. Bisognava risolvere i problemi biologici. Chirurghi e Clinici A Chicago, nel 1950, per la prima volta nell'uomo, Richard Lowler sostituisce il rene destro di una donna americana di 44 anni con il rene di un cadavere. La malata sopravvive, il rene funziona per otto mesi. Tra il 1950 e il 1954, circa venti tentativi di trapianto renale allogenico vengono effettuati in Francia e negli Stati Uniti. Sempre senza successo. Niente sembra poter spezzare questo cerchio infernale. Alla impeccabile riuscita tecnica fa seguito l'implacabile rigetto biologico. Esiste, tuttavia, solo una circostanza nella quale i trapianti di pelle riescono sempre: quando li si pratica tra veri gemelli. Un medico di famiglia lo ha casualmente letto in un settimanale medico. Nel dicembre del 1954, egli indirizza uno dei suoi pazienti, Richard Herrick, affetto da una malattia renale terminale, a John Merril, nefrologo al Peter Bent Brigham Hospital di Boston. John Merril convince Ronald Herrick a donare uno dei suoi reni al fratello. Joseph Murray esegue l'operazione. La riuscita è totale e durevole, la prima su dei gemelli omozigoti (Nuland, 1992; Carpentier, 1994). L'entusiasmo è al culmine e Boston riceve tutti gli omozigoti da trapiantare. Ma come far riuscire i trapianti renali tra falsi gemelli? Merril è amico e concorrente di Hamburger. Nel 1959 essi hanno l'idea di irradiare con raggi X il ricevente, prima del trapianto, in modo da distruggere le cellule del rigetto. Quasi contemporaneamente i loro chirurghi, Joseph Murray a Boston e Jean Vaysse a Parigi, ottengono il primo successo mondiale di trapianto di rene tra falsi gemelli1 (Carpentier, 1994). L'irradiazione è anche provata con trapianti di rene da donatori cadavere, ma il risultato è fatale perché il sistema immunitario viene soppresso in maniera eccessiva. Sebbene i pazienti accettino l'organo trapiantato, essi muoiono di infezione in quanto l'irradiazione riduce le loro difese naturali contro batteri e virus. L'irradiazione è troppo pericolosa per essere valida. L'idea del trattamento immunosoppressivo è stata lanciata, ma resta da percorrere un lungo cammino per ottenere dei risultati costanti e durevoli in soggetti tra loro non imparentati. 1 Il primo trapianto di rene in Italia è stato eseguito nel 1967 dal prof. Paride Stefanini. (Vania Sessa)
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