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STORIA DEL TRAPIANTO DI ORGANI (7)

I tessuti - Gli arti - Il trapianto di cervello.

25/05/2003
I Tessuti La grande conquista della biologia e della chirurgia moderne consiste nell'aver reso possibile l'attecchimento di organi di importanza vitale, con complessa struttura anatomica e funzionale. In aggiunta agli organi, molti altri tessuti possono essere trapiantati con successo: la pelle, la cornea, la cartilagine, le ossa, le arterie, le valvole cardiache ed il midollo osseo. Già nel 1905, Edward Zirm, un oftalmologo austriaco restituì la vista ad un operaio accecato dalla calce. Mentre Filatov, in Russia, fu il primo ad eseguire nel 1931 un trapianto di cornea da cadavere (Rosa, 1969). La cornea può attecchire in un recettore estraneo perché non è vascolarizzata, ed è nutrita dall'umor acqueo della camera anteriore dell'occhio. In alcuni casi di omotrapianto della cornea questa si intorbida, ma non viene rigettata. Tuttavia il tessuto più frequentemente trapiantato è il sangue, seguito dall'osso e dal midollo osseo (Stiller, 1995). I primi omotrapianti a scopo terapeutico di midollo osseo furono eseguiti su vasta scala, nel 1958 in Francia su sei fisici iugoslavi, colpiti da una irradiazione letale di raggi gamma e di neutroni. In questo tipo di trapianto molte sono le difficoltà relative sia all'incompatibilità tessutale che alla conservazione del tessuto stesso (Rosa, 1969). Nel 1990, il professor Donall Thomas ha ricevuto il premio Nobel per il suo contributo, sia clinico che sperimentale, apportato al trapianto di midollo osseo. Già a metà degli anni '70 più di cento trapianti vennero da lui realizzati. Dagli anni '90 ci sono stati dei progressi in questo campo grazie all'individuazione più precisa dell'HLA, all'uso di metodiche genetiche più esatte, e al ricorso a procedure per ridurre il GVHD (www.bmtinfo.org, 2001). Gli Arti Delle obiezioni sull'eticità del trapianto, sono state invece sollevate nel caso del trapianto degli arti. "A Lione, il 23 settembre 1998, hanno ridato la mano ad un uomo che l'aveva persa, prelevandola da un cadavere" (www.rotaryclubmonzaovest, 2001). Non si trattava di un evento del tutto nuovo, nel 1967 in Ecuador era già stato fatto un tentativo del genere. Ad oggi, altri trapianti di mano sono stati eseguiti con successo. Tuttavia l'uomo trapiantato nel '98, ha recentemente preteso l'espianto del suo arto a causa di un forte disagio psicologico che gliene impediva l'accettazione. Qualcuno ha pertanto obiettato se, per un trapianto non salvavita, sia giusto trasformare un individuo sano (sano...senza una mano?) in un soggetto immunodepresso. Ma, come Kant sosteneva, "la mano è il cervello esterno dell'uomo, essa ci permette di comunicare, di scrivere, di accarezzare, di fare cose: è appunto la sua estensione diretta" (www.rotaryclubmonzaovest, 2001). Il trapianto di cervello Forse l'ultimo arrivato nella chirurgia dei trapianti sarà il trapianto dell'intero corpo (o del cervello). I trapianti di questo tipo hanno già una lunga storia nei generi dell'horror e della science fiction, dal Frankstein di Mary Shelley in poi. Ma la cosa è stata presa sul serio dal prefessor Robert White dell'Università di Cleveland. White ha trapiantato il cervello di cani in altri cani, e nel 1970 trapiantò il cervello di una scimmia sul corpo di un'altra. In successivi esperimenti egli tenne in vita per una settimana due teste di scimmia separate dal corpo (Lamb, 1995). "In queste condizioni -secondo White- il cervello dell'animale era in grado di conservare uno stato di coscienza e di reattività agli stimoli esterni" (White, 1985; citato in Lamb, 1995, p.42). Mantenere un animale in queste condizioni richiedeva una massiccia terapia intensiva, e per quante riserve si possano avere circa la qualità della vita di queste infelici creature, ci sono pochi dubbi sul fatto che siano sopravvissute al trapianto. Nondimeno, queste teste trapiantate non potevano controllare i loro corpi, dal momento che è impossibile connettere 100 o 200 milioni di terminazioni nervose rescisse. Tuttavia, secondo White "non v'è dubbio che, già oggi, il trapianto cefalico-cerebrale nell'uomo sia una realtà tecnica. E' fuori di dubbio la certezza della sua fattibilità. E col risultato altrettanto certo che continuerebbe a esistere la stessa intrinseca individualità, la personalità, la struttura emotiva, l'intelligenza e la memoria. Pertanto - conclude con enfasi White - è possibile ormai trapiantare la coscienza umana" (www.gte.it, 2001). La possibilità di un'eventualità del genere solleva questioni fondamentali sul piano etico e filosofico, "questioni che vanno ben al di là di quanto si è finora discusso nell'ambito della bioetica" (Lamb, 1995, p. 44). Il premio Nobel Jean Dausset, e con lui tutta una schiera di studiosi, sono in netto contrasto con White, per il fatto che numerose sostanze generate nel corpo influiscono in maniera capitale sul funzionamento del cervello e quindi su tutto il comportamento della persona a partire da quello psichico, tanto che corpo e cervello sono indissociabilmente legati nella elaborazione del comportamento e del pensiero. In definitiva essi sostengono, che qualora si arrivasse realmente alla possibilità tecnica del trapianto cerebrale, si deve tener presente che "qualunque sia la soluzione sul piano filosofico al problema se permane o no la stessa persona in un eventuale trapianto di testa, sembra già decisivo, per una sua inammissibilità morale, lo sconvolgimento gravissimo che si verrebbe a determinare nel senso della propria identità, con gravi conseguenze su tutta la vita successiva della persona sotto ogni aspetto e a ogni livello" (www.gte.it, 2001). (Vania Sessa)
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