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STORIA DEL TRAPIANTO DI ORGANI (8)

Con questa puntata si conclude la storia del trapianto di organi.

01/06/2003
Questa breve storia dei trapianti d'organo non può certamente esaurire l'argomento. D'altra parte scrivere sui trapianti di organi non è cosa semplice, date le rapide e numerose acquisizioni degli ultimi anni in questo settore della medicina, che rendono complicata la scelta dei fatti fondamentali e la loro connessione in un discorso chiaro. Si corre inoltre il rischio di vedere corrette o superate le ipotesi biologiche e tecniche considerate. Molti ricercatori che hanno contribuito al successo dei trapianti non sono stati citati e altri organi sono correntemente trapiantati. In effetti al di fuori del cervello, ancora per qualche tempo, non vi è organo, tessuto, o cellula che non sia accessibile al trapianto. E, sebbene il trapianto non costituisca ancora oggi una tecnica terapeutica risolutiva (life saving), possiamo certamente affermare che, contro ogni aspettativa, i sogni più chimerici dei nostri lontani antenati sono divenuti realtà. La storia dei trapianti di organo è, ad un certo livello, la testimonianza di un successo tecnico e scientifico. E' anche una storia di angosce e di seri interrogativi morali, che riflettono un movimento dialettico tra i problemi etici posti da esperimenti rischiosi e costosi, da un lato, e la terapia di routine con risorse scarse, dall'altro. I primi trapianti di rene e di cuore erano sperimentali e sollevavano seri interrogativi morali sul rapporto medico/paziente, specialmente quando la probabilità di successo era bassa. Nello stadio sperimentale sorgono gravi problemi riguardo al consenso. "In che misura sono informati coloro che danno il loro consenso al trapianto? In che misura comprendono ciò a cui hanno acconsentito? Christian Barnard disse alla moglie di Louis Washkansky che il marito aveva "una probabilità dell'80%", una percentuale che nel 1968 era del tutto irrealistica" (Lamb, 1995, p. 45). A questo punto potremmo chiederci, insieme a Lamb (1995), se avrebbe fatto qualche differenza per il consenso al trapianto la presentazione di probabilità più realistiche. Per alcuni l'avrebbe sicuramente fatta: prolungare un processo inevitabile di morte non ha alcuna giustificazione etica. Tuttavia per altri, se c'è speranza, nonostante le probabilità, l'esperimento è giustificato. Ma in questo contesto si intuisce comunque la proibizione del consenso alla sperimentazione, specialmente se basata su false aspettative. Tuttavia man mano che la fase sperimentale ha ceduto il posto alla terapia di routine, si sono profilati problemi morali nuovi, mentre la dialettica si è spostata dall'etica degli alti rischi a quella dell'equo reperimento e della distribuzione degli organi e delle risorse terapeutiche. Dunque problemi nuovi che, sollevando questioni di fondamentale interesse sociale, non possono più essere confinati entro il ristretto ambito medico. Per tali problemi, come Lamb (1995) sostiene, c'è bisogno dell'azione del governo, e di media responsabili, se si vogliono porre su basi di equità gli sforzi tesi all'aumento del reperimento e dell'allocazione di organi. In altre parole, c'è bisogno di diffondere nel pubblico una maggiore sensibilità verso la donazione degli organi, attraverso una "partecipazione informata" ai dibattiti sui trapianti di organo, e di una analisi dei parametri di interesse etico come preludio alla formulazione di linee direttive pubbliche nella forma di leggi, provvedimenti semi-legislativi, e accordi internazionali. (Vania Sessa)
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