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TERAPIA ANTIRIGETTO: UNA NUOVA SCOPERTA

risultati sono attualmente pubblicati on line nella corrente edizione del prestigioso Journal of Experimental Medicine.

20/04/2009
Fondamentale scoperta nel campo dell'immunologia dei trapianti. Una equipe di scienziati australiani ha fatto una scoperta che potrebbe in futuro eliminare il bisogno delle terapie antirigetto dopo un trapianto. Il Professor Jonathan Sprent e il Dr Kylie Webster del Sydney’s Garvan Institute of Medical Research, in collaborazione con alcuni colleghi, hanno testato con successo su topi di laboratorio un metodo che interviene sul sistema immunitario per un tempo limitato ma comunque sufficiente perché questo possa accogliere un tessuto trapiantato accettandolo come proprio. Ciò ha consentito di evitare completamente l'utilizzo di farmaci immunosoppressivi sia durante l'intervento, sia in seguito. I risultati sono attualmente pubblicati on line nella corrente edizione del prestigioso Journal of Experimental Medicine. "In circostanze normali il corpo avrebbe attaccato l'organo trapiantato in assenza di medicine immunosoppressive come la ciclosporina", dice Sprent. "In questo progetto ai topi veniva somministrato un complesso di sostanze che alterava il loro sistema immunitario inducendolo ad accettare le cellule trapiantate come proprie." Sprent ha elaborato questo preparato col Prof. Charles Surh dello Scripps Research Institute in California e col Dr Onur Boyman, medico e Direttore dell'Unità di Immunologia di Base del University Hospital di Losanna, in Svizzera. Il preparato combina una molecola (IL-2), con un anticorpo per stimolare quelle particolari cellule immunitarie conosciute come T che hanno funzione di regolatori cellulari. "Sostanzialmente direi che IL-2 è un fattore di crescita per le cellule T" spiega Sprent. " Il mio collega O. Boyman ha scoperto che combinando IL-2 insieme ad anticorpi diversi possiamo controllarne l'azione, potenziando delle popolazioni specifiche di cellule T e depotenziandone nel frattempo altre. In questo progetto ci serviva potenziare le cellule T deputate alla regolazione cellulare" "Le cellule T con funzione di regolazione cellulare inibiscono il sistema immunitario, depotenziando le cellule T-killer, quando è il momento di fermarsi nel combattere un'infezione." "L'altra faccia della medaglia è che una super abbondanza di cellule T regolative previene il funzionamento delle cellule T-killer. E nessuno vorrebbe restare senza cellule T-killer a lungo perché esse combattono infezioni e tumori." "Per questo progetto noi abbiamo potenziato le cellule T regolative solo temporaneamente, in una procedura che, pensiamo, potrebbe risultare clinicamente molto utile, in particolare per la prevenzione del rigetto." Gli esperimenti sui topi hanno dimostrato l'applicabilità clinica di queste ipotesi. Il sistema immunologico dei topi trattati è ritornato normale dopo due settimane ma in quel lasso di tempo l'80% degli animali aveva accettato come proprie le cellule di insulina innestate a scopo sperimentale. Di solito in questi casi il rigetto avviene entro due o tre settimane e l'innesto viene considerato riuscito dopo i primi 100 giorni. Nel caso in studio alcuni topi sono stati seguiti per 200-300 giorni e nessuno di essi ha presentato rigetto. Il Professor Sprent, pur con cautela, si dichiara estremamente soddisfatto dei risultati. È consapevole della necessità di continuare le ricerche per provare l'efficacia del preparato anche in altri tipi di trapianto clinicamente rilevanti, come quello del rene o del cuore, e anche per arrivare alla certezza che i risultati ottenuti sui topi siano altrettanto efficaci nell'uomo, il cui sistema immunitario presenta differenze sostanziali rispetto a quello del topo. Ma sa bene che, nel caso in cui l'efficacia dovesse essere provata anche nell'uomo, si avrebbe a disposizione un nuovo protocollo terapeutico molto vantaggioso e assolutamente non tossico: la realizzazione del sogno di chiunque operi nel campo dei trapianti. Tratto da: http://insciences.org/article.php?article_id=4101 Riduzione e traduzione a cura di Mirella Mancuso
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