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Torino: Ospedale Molinette, 30 anni di trapianti di rene.

7 novembre 1981 ÷ 7 novembre 2011: 2.581 trapianti renali.

04/11/2011
Il trapianto di rene in Piemonte compie 30 anni. Il 7 novembre 1981, per la prima volta a Torino, veniva effettuato il trapianto di un organo presso l'ospedale Molinette: un rene. Da allora questo programma di trapianto ha avuto uno sviluppo importante, tanto che ora il Centro trapianti di rene delle Molinette è considerato per numeri, sopravvivenza e qualità degli interventi il primo in Italia. I numeri lo dimostrano: 2581 trapianti renali nell’adulto, di cui: 88 doppi 37 combinati rene e fegato 31 combinati rene e pancreas 2 combinati rene e cuore 104 da vivente (di cui 81 con tecnica di prelievo laparoscopico) 75 trapianti renali pediatrici, di cui 25 presso l'ospedale Molinette e 50 presso l'ospedale Infantile Regina Margherita dei 75 totali effettuati 2 sono da vivente e 6 combinati rene e fegato. I risultati a 10 anni dal momento del trapianto: - sopravvivenza del rene (media dal 1981) 65% a 10 anni, ma sale al 72% se lo stesso dato viene letto soltanto sugli ultimi dieci anni di trapianto, a conferma dei grandi progressi chirurgici, immunologici e terapeutici; - sopravvivenza dei pazienti trapiantati 83% a 10 anni, con riceventi sempre più anziani e con patologie complicate; - sopravvivenza dei pazienti con trapianto da vivente a 85% sempre a 10 anni. Questi dati sono da considerarsi ancor più di eccellenza, se si tiene conto dell’età sempre più anziana di donatori e riceventi e delle comorbilità presenti su entrambi i versanti. Questi risultati pongono il Centro Trapianti renali delle Molinette di Torino al primo posto nelle casistiche nazionali ed allineato con i migliori Centri internazionali per standard di numero, sopravvivenza e qualità degli interventi. Alla fine degli anni '70, il direttore generale delle Molinette ingegner Giulio Poli, su ispirazione del professor Antonio Vercellone (direttore della Cattedra di Nefrologia e Dialisi), del professor Sergio Curtoni (direttore dell’Istituto di Genetica), del professor Roberto Ferrero (direttore della Chirurgia Vascolare) e con il coinvolgimento del professor Giovanni Sesia (direttore dell'Urologia) e del professor Mario Maritano (direttore di Anestesia e Rianimazione), decise di avviare il programma Trapianti Renali. Nel 1980 si mise a punto la strategia del programma che avrebbe coinvolto decine di medici, biologi, infermieri di specialità e competenze differenti e si decise per la prima volta, a differenza degli altri Centri, di far gestire i trapianti dai nefrologi e di farli eseguire da una doppia équipe chirurgica: vascolare ed urologica. Questa scelta risultò la carta vincente per effettuare, ancora oggi, trapianti che in altri Centri non vengono eseguiti per le gravi patologie vascolari ed urologiche. Nel mese di aprile 1980, il dottor Piero Bretto (chirurgo vascolare) fu mandato ad Oxford per apprendere la tecnica chirurgica del prelievo da donatore cadavere e di trapianto, presso il Nuffield Hospital, nel Centro diretto dal professor Peter Morris, uno dei padri della trapiantologia renale. Si giunse così al sabato pomeriggio del 7 novembre 1981. Dragica, una rom, era il nome della prima paziente preparata e pronta per il trapianto. In sala operatoria tre anestesisti: Mario Maritano, Fulvia Vignotto, Luciano Comelli; tre chirurghi vascolari: Roberto Ferrero, C. Barile, Piero Bretto; due chirurghi urologi: Giovanni Sesia e Gabriele Fontana; un nefrologo: Giuseppe Paolo Segoloni ed il personale infermieristico di supporto. Il trapianto andò bene. In quello scorcio di anno ne furono eseguiti con successo altri 5. Di quella équipe alcuni sono deceduti, altri sono andati in pensione. Sono rimasti il professor Segoloni, che è diventato il direttore della Cattedra di Nefrologia ed il dottor Bretto, che è diventato il responsabile dei trapianti renali della Chirurgia vascolare per gli adulti alle Molinette e per i pediatrici al Regina Margherita. Da allora molte cose sono cambiate: i farmaci antirigetto sono migliorati divenendo sempre più efficaci; con l’allungamento della vita media, l’età dei riceventi è sempre più elevata come, fortunatamente, anche quella dei donatori cadavere, il che crea spesso nei responsabili operativi, coordinati dalla dottoressa Raffaella Giacometti del Centro Regionale Trapianti, grosse difficoltà nella valutazione di idoneità alla donazione. Questo ultimo fatto ha determinato la necessità di usare spesso reni cosiddetti marginali, cioè con una carica funzionale ridotta, motivo per cui nel 1999 Bretto, su ispirazione di Segoloni, ha applicato tra i primi in Italia ed in Europa una nuova tecnica. Ovvero quando la funzione di un rene verificata attraverso algoritmi e biopsia non è sufficiente, per ottenere una buona funzionalità vengono trapiantati tutti e due i reni nello stesso paziente, eseguendo cioè un doppio trapianto. Bisogna inoltre ricordare che il primo trapianto di rene su un paziente in età pediatrica è stato effettuato a Torino, sempre presso l’ospedale Molinette, il 21 maggio 1983. Bisognerà attendere l’anno 2000 perché il programma di trapianto di rene pediatrico prenda l’avvio presso l’ospedale Infantile Regina Margherita, con il supporto chirurgico dell’equipe dell’ospedale Molinette. Infatti nel 2000 Bretto ha iniziato ad effettuare anche i trapianti pediatrici nel suddetto ospedale infantile, in collaborazione con la Nefrologia del Regina Margherita, diretta dalla dottoressa Rosanna Coppo. Nel 2001 si è potenziata l’attività del trapianto da vivente con il prelievo eseguito con tecnica laparoscopica dall'urologo dottor Lorenzo Repetto ed attualmente dal dottor Giovanni Pasquale. Tra le particolarità, si sono eseguiti trapianti in anestesia locale, il più vecchio donatore aveva 88 anni, il ricevente più vecchio 77 anni, il più giovane 2 anni. La dottoressa Giuliana Tognarelli, nefrologa responsabile dell’Ambulatorio pretrapianto, ha introdotto per la prima volta un protocollo di desensibilizzazione che permette di eseguire il trapianto da vivente anche senza compatibilità di gruppo sanguigno e sta portando avanti, in collaborazione con il dottor Stefano Roggero della Immunologia dei trapianti, un programma per eseguire trapianti nei pazienti iperimmuni. Ma soprattutto in questi decenni ci sono state storie toccanti: tragedie delle famiglie dei donatori, gioie e speranze dei riceventi o casi particolari, quali la nonna che ha donato al nipote; l'uomo che, dopo aver donato il midollo al fratello, gli ha donato anche un rene permettendogli, grazie al sopraccitato protocollo di desensibilizzazione, di non sottostare alla terapia immunosoppressiva; il ragazzo che, dopo aver ricevuto un rene dal papà si è diplomato, si è iscritto alla Facoltà di Medicina ed è diventato medico; e tante altre che sarebbe meritevole ricordare. I pazienti da trapiantare giungono alle Molinette ed al Regina Margherita da tutta Italia e da molti Paesi stranieri, soprattutto dai Balcani, est Europa ed Africa. I pazienti in lista di attesa a Torino sono attualmente 452 (775 nell'intera regione Piemonte), dei quali 290 in lista attiva, con una attesa media di circa 15 mesi (rispetto a quella nazionale di 36 mesi). Le liste sono gestite dall'Istituto Immunologia dei Trapianti diretto dal professor Antonio Amoroso, che è Coordinatore regionale dei Trapianti insieme al dottor Pier Paolo Donadio, direttore della Anestesia e Rianimazione collegata ai trapianti. I trapianti vengono eseguiti nelle sale operatorie della Chirurgia vascolare, diretta dal dottor Maurizio Merlo, dalla doppia équipe vascolare, coordinata da Bretto, ed urologica, coordinata dal dottor Fedele Lasaponara, mentre l'équipe anestesiologica è coordinata dal dottor Guido Sansalvadore. I pazienti trapiantati vengono poi ricoverati nel reparto Nefrologia Trapianti, di cui è responsabile la dottoressa Marina Messina. Tutto questo grazie al lavoro coordinato ed efficiente di centinaia di persone coinvolte, che nell'anonimato a vario titolo, spesso anche di notte o nei giorni festivi, per 365 giorni l'anno svolgono attività altamente specialistiche e qualificate. Ma soprattutto grazie alla grande disponibilità dei donatori e delle loro famiglie, ai quali va il ringraziamento per questo successo umano e della medicina.
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