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TORNA A CASA L'UOMO CON IL CUORE ARTIFICIALE AUTONOMO

Dopo sette mesi dall'intervento è tornato a casa il paziente americano a cui è stato trapiantato un cuore artificiale. Accolto dai suoi concittadini come un eroe.

25/04/2002
L'uomo con la più lunga sopravvivenza ad un trapianto di cuore artificiale autonomo è ritornato a casa dopo sette mesi dall'intervento. A bordo di un camion dei pompieri, a sirene spiegate, ha salutato la folla radunata lungo il percorso. "E' bello essere a casa" ha dichiarato Tom Christerson, 71 anni, quando la carovana di una dozzina di veicoli si è finalmente fermata davanti alla sua abitazione. Una équipe medica dell'ospedale ebraico di Louisville (al centro degli Stati Uniti), gli ha trapiantato, il 13 settembre, un dispositivo di plastica e titanio, il cuore AbioCor, costituito da una pompa della grandezza di una palla da base-ball, munita di una batteria interna e di un sistema di controllo che regola i battiti, mentre una batteria esterna fornisce l'elettricità attraverso la pelle. Tom Christerson era uscito dall'ospedale il 20 marzo ed aveva soggiornato poi in un albergo a qualche metro dall'ospedale stesso. "Ho l'impressione di essere tornato più o meno normale e posso fare quello che voglio" ha dichiarato dopo essere uscito dall'albergo. La Food and Drug Administration ha autorizzato questi esperimenti su sette pazienti che soffrivano di debolezza cardiaca ma troppo malati per sopportare il trapianto di un cuore umano. Solo due di questi pazienti sono ancora in vita. Robert Tools, l'Americano di 59 anni che aveva ricevuto il 2 luglio 2001 il primo cuore artificiale di questo tipo, è morto in novembre presso l'ospedale ebraico di Louisville dopo una sopravvivenza di 151 giorni con il cuore artificiale
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