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TRAFFICO DI ORGANI: FATTI, FINZIONI, RUMORI (2)

Seconda parte del report di Rafael Matesanz , presidente del Comitato dei trapianti del Consiglio d'Europa, sul cosidetto fenomeno "traffico di organi".

02/08/2003
COMPRAVENDITA DI RENI Il rene come organo pari può essere ceduto con un rischio calcolato in linea di principio accettabile a determinate condizioni. La disponibilità di farmaci immunosoppressori sempre più potenti e selettivi ha reso relativa la rigida necessità di avere la sicura affinità immunologica tra donatore e ricevente richiesta negli anni 80. Come conseguenza si è aperta la porta alla donazione da vivente non consanguineo e più o meno eufemisticamente alla compravendita di reni; quasi sicuramente in un futuro molto vicino, segmenti di altri organi solidi come il fegato ed il polmone, che possono essere ottenuti ormai con donazione da vivente, potranno essere anche obietto di commercio. Si può dire che la compravendita di reni è una pratica generalizzata, talvolta una situazione isolata e locale, ma una realtà in India, nel Vicino, Medio e l'Estremo Oriente, nel Nord Africa, nell'Europa dell'Est e in alcuni paesi Latino - Americani. In molti di questi paesi non solo no è illegale e in altri, inclusi gli Stati Uniti, si accettano con sorprendente credulità donazioni spontanee senza la minima parentela genetica, casi nei quali non è necessario essere particolarmente acuti per sospettare che si tratta semplicemente di una transazione economica. Anche in Egitto si possono incontrare sulla stampa locale annunci di vendita di rene . Nelle città di frontiera del Messico con gli Stati Uniti esiste una insolita profusione di cliniche urologiche dove è più che probabile che ci sia una propaganda di una vita migliore dall'altro lato del Rio Grande, dopo una nefrectomia. Anche se il contesto generale è sempre lo stesso: "persona bisognosa vende rene ad altra persona ammalata però ricca". Esistono due situazioni generiche che danno luogo entrambe a due tipi di argomenti: Da un lato per la maggior parte dei paesi del terzo mondo, la possibilità di mantenere un numero significativo di malati con insufficienza renale in dialisi è semplicemente un'illusione: la loro infrastruttura sanitaria difficilmente gli permette di avere donatori in morte cerebrale per la precarietà o semplicemente per la inesistenza delle terapie intensive. La conseguenza è che quando un qualsiasi malato renale arriva alla uremia terminale gli resta solo la morte o un trapianto da vivente. A volte è un familiare colui che dona il rene però altre volte succede che è una terza persona quella che vende l'organo; si determina cosi una nuova situazione che per i suoi difensori implica salvare due persone dalla morte, una per fame e l'otre per l'uremia. Il prototipo di questo caso è l'India e il Medio Oriente benché non sia molto differente quello che accade in alcuni luoghi di America Latina. Di fatto si è siglata l'espressione "donazione ricompensata" per riferirsi a questo scambio e nello stesso tempo si avvertono gli occidentali della inopportunità di giudicare questa condotta quando si vive in una situazione di ricchezza sanitaria. Esistono paesi vicini a Bombay e a Madras dove la maggior parte della popolazione è monorene e ed è stato detto come "boutade" sfortunata che se le cose continuano cosi la popolazione di grandi zone dell'India resterà con un solo rene. L'altra situazione di compravendita di reni è più difficilmente giustificabile da un punto di vista teorico. Si tratta del viaggio di malati del cosiddetto primo mondo in paesi come l'India, l'Estremo Oriente o in alcuni paesi latino-americani che hanno leggi permissive, dove con una quantità di denaro neanche molto elevata si trovano tanti candidati a vendere un rene e si trovano anche disgraziatamente, chirurgi esperti disposti a effettuare gli interventi. Esistono anche vie preferenziali per i malati delle diverse nazioni dove è possibile effettuare questo tipo di commercio. Gli italiani nel passato erano andati in India dove ritornavano con reni trapiantati senza molte garanzie e con malattie infettive come l'AIDS o qualsiasi altra infezione trasmessa attraverso il rene trapiantato. È esperienza comune che colui che vende una parte del suo corpo, in analogia a quanto accadeva prima nei nostri paesi con le trasfusioni di sangue retribuite, oltre al fatto di non godere di una buona situazione economica spesso non gode nemmeno di buona salute ed è scontato che non ha il minimo interesse né ha altro motivo per dichiarare che soffre di qualche malattia ammesso che lo sappia. Il problema non si ferma qui. I paziente giapponesi superano le limitazioni religiosi buddista e scintoista che esclude al Giappone dal mondo del trapianto di cadavere, andando ad Hong Kong, nelle Filippine o più recentemente nella Repubblica Popolare Cinese dove la vendita di reni sta fiorendo come una nuova fonte di guadagno. Fa venire i brividi sapere che i cinesi utilizzano i reni di carcerati giustiziati. Una volta di più siamo di fronte a uno shock culturale sapendo che fatti come questi sono la cosa più naturale del mondo in quei paesi dove addirittura si comunicano i risultati in congressi internazionali. Proseguendo con le peregrinazioni in cerca del tanto sospirato rene, gli abitanti del Centro Europa, soprattutto tedeschi vanno in Estremo Oriente e negli ultimi anni nei paesi dell'Europa dell'Est. Gli abitanti del Nord America utilizzano di più donatori viventi dell'America Latina . Sembra che ci sia stato qualche caso isolato di pazienti spagnoli trapiantati nei paesi dell'America Latina con donatori viventi del luogo. I pazienti dei paesi arabi vengono trapiantati in alcuni emirati con donatori locali. Risulta impossibile quantificare il numero annuale di questi casi però tutto fa pensare che si tratta di un'attività in crescita e molti difficile da controllare. La semplicità tecnica del trapianto renale e la permissività di molte legislazioni insieme alla facilità delle comunicazioni con qualsiasi parte del mondo e soprattutto le diseguaglianze sociali costituiscono una miscela perfetta per la fioritura di questo esecrabile commercio. Oggi come oggi si può dire che concretamente non c'è compravendita di reni soltanto nei paesi dell'Europa Occidentale; però abbiamo visto che in realtà si tratta di un puro eufemismo poiché i cittadini dei paesi con maggior ricchezza economica comprano reni oltre frontiera. In questo contesto si comprende l'assurdità delle domande poste così spesso se esista o meno la compravendita di reni in Spagna, Italia o in Europa. In primo luogo, i requisiti legali sono molti rigorosi e il controllo del sistema sanitario relativamente semplice, permette di individuare qualsiasi trasgressione. Di fatto negli ultimi venti anni sono accaduti solo due casi in Olanda o nel Regno Unito che furono motivo di grande scandalo e di forte polemica sulla stampa e nella comunità scientifica internazionale . Detto questo si può affermare che la compravendita di reni nel territorio Spagnolo o in altri paesi della Unione Europea è un'assurdità e che è inverosimile considerando le possibilità di superare tutte le difficoltà legali con pochissime ore di volo e a un prezzo molto più basso. La situazione non può definirsi molto edificante. Soltanto una azione legale coordinata dei paesi che considerano un delitto il traffico di organi anche oltre frontiera (questo esiste già in Germania per la prostituzione infantile nei viaggi in Tailandia o nelle Filippine) potrebbe porre un ostacolo a questa vergogna. Si eviterebbe così che, come succede con la droga ci siano paesi che solo la vendono perché ci sono altri paesi che solo la comprano e viceversa. Naturalmente una relazione Nord - Sud maggiormente egualitaria sarebbe la miglior medicina, però oggi come oggi è soltanto una chimera. (continua)
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