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TRAFFICO DI ORGANI: FATTI, FINZIONI, RUMORI (5)

Quinta puntata del report di Rafael Matesanz, presidente del comitato dei trapianti del Consiglio d'Europa, sul cosidetto fenomeno del "traffico di organi".

24/08/2003
IMPATTO SULLA POPOLAZIONE DEL TRAFFICO DI ORGANI Perché tutte queste chiacchiere sul traffico di organi, senza entrare nel merito della falsità o della verità hanno un così grande impatto sulla popolazione? È un fatto obiettivo che tutti hanno sentito parlare di questo traffico e si può dire che è passato a far parte del subcosciente della società della fine del 20º secolo in quasi tutti i paesi del mondo molto piì delle conoscenze del trapianto vero e proprio. Si potrebbe dire che esiste una certa tendenza della mente umana a interessarsi sei temi macabri e dei dettagli scabrosi, confermata dall'impatto delle "reality shows" però si accetta una spiegazione molto semplicistica e soprattutto parziale. Qualcosa di simile può dirsi di un fatto che compare con una certa frequenza nella comunicazione e che già qualche anno orsono, George Pickering trasferì alla scienza medica (o più concretamente alla delimitazione della normalità per la pressione arteriosa) come la "misteriosa viabilità del falso": basta che una notizia o una idea sia falsa perché abbia una diffusione ed una accettazione molto superiore ad una vera. Naturalmente bisogna che abbia qualcosa in più. La paura del rapimento di persona, soprattutto dei bambini o ragazzine a scopi perversi è molto radicata in ogni cultura fin dagli albori della umanità. Compare in tutta le mitologie, dalle saghe scandinave agli orchi o creature simili delle diverse culture passando attraverso le leggende precolombiane. Vargas Llosa stabilisce un perfetto parallelismo tra gli "pishtacos", superstizioni dei popoli preincaici delle Ande e le dicerie dei "cavaocchi" della Lima attuale. Durante la storia la paura collettiva per l'esistenza di queste aberrazioni è stata utilizzata con fini deprecabili contro determinate etnie come gli ebrei che furono accusati ai tempi della Inquisizione di sequestrare i neonati per sacrificarli, lo stesso accade successivamente per gli accusati di stregoneria che si ritenevano implicati in riti satanici con sacrificio di vite umane. Non è compito di queste righe di analizzare le autentiche ragioni e i grandi interessi che si muovevano alle spalle di queste false imputazioni però non è difficile incontrare analogie con la situazione attuale. In tempi più recenti i racconti dei "sacamantecas" o "dell'uomo col sacco" senza dubbio hanno popolato l'infanzia di molti di coloro che leggono queste righe. Quando ero un bambino mi colpi un curioso racconto nel quale il male che in quei tempi faceva strage, la tubercolosi, era curata dalle persone abbienti con sangue di bambini piccoli rapiti, non si sa se per via orale o con trasfusioni. Non importa dire che allora credevo a questa storia come a molte altre simili. È chiaro il parallelismo di questo vantaggioso vampirismo con quello che si denuncia oggi sui trapianti. È avvenuto un "aggiornamento" di tutti i miti secolari adattandolo alla tecnologia del secolo XXI. Per questo si comprende come l'opinione pubblica lo abbia recepito senza grandi meraviglie come qualcosa di "già visto" e di "già sentito" e pertanto facilmente assimilabile nel sub- cosciente collettivo. Non si può dire nemmeno che i "fini deprecabili" che storicamente hanno funzionato per diffondere queste storie siano cambiato troppo. Abbiamo già detto che alcune persone, voglio credere in buona fede e inconsciamente, hanno fatto della denuncia il loro "modus vivendi" totale o parziale. In altri casi, il tema è molto più grave. Per esempio il già citato KGB. Nell'estate del 1993 un alto funzionario della polizia de Rio de Janeiro annuncia come un fulmine a cielo sereno che è stata sgominata una banda organizzata di trafficanti di organi di bambini con destinazione Germania e Israele. Commozione e sdegno internazionale, alcune indagini da parte delle polizie dei paesi destinatari di fronte alla assurdità e alla ripetizione del tema ed una settimana più tardi si viene a sapere che il comandante di polizia che aveva scoperto il traffico illecito in realtà quello che aveva fatto era di essere stato a capo di una uccisione di massa per strada dei cosiddetti "bambini della strada" come lavoro straordinario nel suo tempo libero e che non gli era venuto in mente argomento migliore del traffico di organi per sviare l'attenzione della opinione pubblica. Con il titolo "False notizie pericolose", la rivista TIME riportava perfettamente documentata il caso di una turista nordamericana linciata in pieno centro città in Guatemala da una moltitudine incollerita per aver rapito un bambino in un mercato della capitale (apparve sano e salvo mezz'ora più tardi) , in seguito ad una serie di sospetti interessati diffusi dal governo di estrema destra e da bande paramilitari irritate dalla presenza di osservatori internazionali che sorvegliavano per garantire i diritti umani. Fu sufficiente dire che c'erano "gringos" venuti a rapire bambini per trapiantare gli organi e lasciar cadere una serie di sospetti sui cadaveri senza gli occhi o senza organi vitali perché la pazzia collettiva si impossessasse della popolazione con le conseguenze già riferite. Oltre questo e senza tanta spettacolarità, esiste sicuramente un certo consenso internazionale nel segnalare le no tizie sul traffico di organi, comportamento da considerare come uno dei massimi responsabili della perdita di immagine di tutto quello che concerne i trapianti ed indirettamente responsabile anche della diminuzione generalizzata dei tassi di donazione che investe quasi tutta l'Europa. Personalmente credo che si tratta soltanto di una mezza verità e che si cerchi di coprire con questo argomento numerosi inettitudine e non poche insensatezze di alcuni "divi" del trapianto. Per dirlo di un'altra maniera, alcuni degli esempi più eclatanti della diminuzione della donazione sono stati conquistati faticosamente e dare la colpa ad alcune notizie per false che siano, non corrisponde alla verità o meglio a tutta la verità. Ad ogni modo è molto probabile che dietro alle non poche opposizioni familiari o anche lo scarso entusiasmo di qualche sanitario o della società in generale, ci sia la sensazione di star contribuendo a qualcosa di poco chiaro. Queste tendenze costano la vita con nome e cognome a pazienti che non possono ricevere un trapianto per tutto quello che abbiamo saputo finora. Chissà se non farebbe bene un poco di prudenza nell'affrontare questi temi. (continua) Le precedenti puntate si trovano nell'archivio delle news.
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