indietro

Trapianti: allarme dei pazienti per i farmaci generici.

A rischio la salute di pazienti “fragili” come i pazienti trapiantati.

20/11/2012
Il passaggio non controllato dai farmaci originali ai farmaci generici per la terapia immunosoppressiva post-trapianto, o da una farmaco generico a un altro, mette a rischio la salute di pazienti “fragili” come i pazienti trapiantati, che possono andare incontro a rigetto e alla perdita d’organo. È l’allarme che lanciano le associazioni dei trapiantati nel corso del forum «Trapianti e terapie, i diritti insostituibili dei pazienti». “Ogni malato risponde ai farmaci immunosoppressivi in modo personale - spiega il presidente della Società italiana trapianti d’organo Pasquale Berloco, sottolineando che non c’è contrarietà a priori “nell’uso dei generici”. Anche perché, chiarisce il presidente del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, “primi studi clinici come quello effettuato al centro trapianti di fegato dell’Ospedale san Giovanni Battista di Torino, in via di pubblicazione, dimostrano che l’uso de novo del generico di fatto non ha nessuna controindicazione”. I problemi, aggiunge Berloco, possono nascere se la terapia viene cambiata in corso d’opera“. Alcuni immunosoppressori “come tacrolimus, rientrano nella categoria dei farmaci a basso indice terapeutico: anche lievi modificazioni della concentrazione plasmatica di questi farmaci possono comportare gravi conseguenze in termini di tossicità o perdita di efficacia”, per questo “la sostituzione di un farmaco deve essere prescritta da un medico esperto del trapianto” e valutata nei suoi effetti. E non può, aggiunge Anna Maria Bernasconi, presidente dell’Associazione nazionale emodializzati - dialisi e trapianti (Aned), “rispondere solo a criteri economici”. Senza contare che anche questo tipo di pazienti “che pure sono definiti come sottopopolazione fragile con rischio elevato”, laddove continuino la terapia con il farmaco ‘griffato’, spesso sono costretti “a pagare la differenza di prezzo come prevede la normativa nazionale”, anche se “questo varia da Regione a Regione”. Per rispondere “a queste esigenze specifiche” si e’ registrata la disponibilità del ministero della Salute (presente Marcella Marletta, direzione generale del servizio farmaceutico e sicurezza delle cure) delle Regioni (per voce di Loredano Giorni, membro della Conferenza Stato-Regioni), del Cnt e del Parlamento (presenti la capogruppo Pd in commissione Sanità Fiorenza Bassoli e il presidente Antonio Tomassini). (ANSA) In allegato il documento della Società Italiana Trapianti d’Organo: “Considerazioni sull’uso degli immunosoppressori equivalenti dopo trapianto d’organo solido”
torna su