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Trapianti, donatori e interventi in forte calo con il coronavirus

Uno studio pubblicato su "The Lancet" evidenzia una forte riduzione soprattutto in Francia e negli Stati Uniti

13/05/2020

Un nuovo studio pubblicato su The Lancet evidenzia come l’epidemia stia determinando una sensibile riduzione dei trapianti, in particolare in Francia e negli Stati Uniti. Nel mese di aprile, le procedure sono diminuite rispettivamente del 91% e 51%. Reese, coautore della ricerca: “Flessione complessiva dovuta in gran parte alla contrazione dei trapianti di rene”.
La diffusione del coronavirus sta determinando una sensibile riduzione delle donazioni di organi e delle procedure di trapianto. Lo rileva un nuovo studio (Loupy A, et al. Organ procurement and transplantation during the COVID-19 pandemic. The Lancet, May 11, 2020) pubblicato su The Lancet che illustra nel dettaglio come, in alcuni dei Paesi più colpiti dal Covid-19, dall’inizio di aprile si stia osservando una sensibile riduzione dei trapianti, in particolare in Francia e negli Stati Unti, dove si registra un calo rispettivamente del 90,6% e del 51,1% rispetto al mese precedente.

Donatori e trapianti in forte calo con il coronavirus
Il team internazionale di ricerca, che ha coinvolto esperti della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania di Philadelphia e del Centro di ricerca traslazionale per il trapianto di organi di Parigi, ha rilevato che, sebbene si sia evidenziata una riduzione del numero delle procedure di trapianto di cuore, polmone e fegato, la flessione complessiva “è in gran parte attribuibile alla forte contrazione dei trapianti di rene”.
I nostri risultati – precisa Peter Reese, co-autore dello studio e professore associato di Medicina ed Epidemiologia dell’Università della Pennsylvania – indicano gravi effetti a catena dell’epidemia di Covid-19 sull’assistenza sanitaria, compresi quelli sui trapianti salvavita”. In particolare, segnala Reese, “gli organi da donatori deceduti rappresentano un’opportunità limitata nel tempo, poiché devono essere acquisiti e utilizzati rapidamente. Tuttavia, per poter salvaguardare la sicurezza dei pazienti, i centri di trapianto devono, al momento, esaminare attentamente tutti i donatori per garantire che il rischio di Covid-19 sia minimo”.
Nello specifico, l’epidemia sta complicando il processo di donazione di organi in quattro i centri di trapianto, incluso il Penn Transplant Institute, dove non si ricorre agli organi di persone decedute che hanno mostrato evidenza di infezione o esposizione al patogeno Sars-CoV-2. Sebbene alcuni organi arrivino da donatori viventi, la stragrande maggioranza degli interventi era infatti possibile grazie agli organi di deceduti.

Situazione più difficile in Francia e negli Usa
Nell’analisi, i ricercatori hanno confrontato i dati nazionali di tre agenzie, tra cui la United Network for Organ Sharing (UNOS) che gestisce la rete di approvvigionamento e trapianto di organi, calcolando l’andamento delle procedure in Francia e negli Stati Uniti prima e dopo lo scoppio dell’epidemia. Il raffronto ha descritto una correlazione tra il numero di infezioni da Sars-CoV-2 e una significativa diminuzione di organi donati e procedure di trapianto.
Negli Usa, l’acquisizione di organi si è ridotta di oltre la metà dal 6 marzo al 5 aprile, passando da 110 organi al giorno a meno di 60. Nello stesso periodo si è anche osservato un importante calo dei trapianti di rene, in media da 65 a 35 al giorno. Più problematica, invece, la situazione in Francia, dove si è registrata una flessione del 91% delle procedure, per cui i ricercatori hanno ipotizzato una maggiore influenza del lockdown in considerazione delle più estese misure di riduzione delle attività applicate dalle autorità d’Oltralpe. D’altra parte, il gruppo di ricerca suggerisce che la più bassa contrazione registrata negli Stati Uniti (51%) sia dovuta al fatto che, nello stesso periodo, i singoli stati abbiano potuto definire restrizioni differenziate in materia di distanziamento sociale e pratiche ospedaliere.
Questi confronti internazionali – ritiene in una nota il prof. Alexandre Loupy, primo autore dello studio, nefrologo del Dipartimento di Nefrologia e Trapianto di Rene presso l’Ospedale Necker di Parigi e direttore del Paris Transplant Group –, saranno molto importanti man mano che la pandemia di Covid-19 si evolverà. Alcuni strumenti possono permettere lo sviluppo delle migliori pratiche per supportare l’approvvigionamento e il trapianto di organi che possono essere accolti oltre confine. Abbiamo ancora molto lavoro da fare per ripristinare la nostra preziosa infrastruttura di donazione e chirurgia dei trapianti”.

 (Valeria Aiello, Fanpage.it)

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