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TRAPIANTI: NEGLI USA CHIESTO IL VIA LIBERA PER QUELLO DEL VISO

Un gruppo di medici dell'Universita' di Louisville, nel Kentucky, si candida nella corsa a uno dei primati piu' discussi nel settore dei trapianti.

28/05/2004
Un documento di 30 pagine per chiedere l'autorizzazione al primo trapianto di viso mai eseguito al mondo: anche un gruppo di medici dell'Universita' di Louisville, nel Kentucky, si candida nella corsa a uno dei primati piu' discussi nel settore dei trapianti. Richieste analoghe sono state finora presentate in Gran Bretagna e in Francia, ma nessun intervento del genere e' stato finora eseguito. Se tecnicamente il prelievo della cute e il trapianto sul viso del paziente non sono piu' un problema, le incognite maggiori riguardano i problemi di rigetto. Pesano molto anche i dubbi etici relativi alla percezione dell'identita' personale da parte di chi riceve un trapianto di viso. Obiezioni e dubbi che il documento presentato dai medici del Kentucky, coordinati da John Barker, prende in analisi e ai quali da' delle prime risposte, come ha anticipa il settimanale britannico New Scientist nel numero del 29 maggio. I chirurghi americani sono comunque consapevoli della lunga attesa necessaria prima di avere una risposta, tanto che si riservano di cominciare ad arruolare i pazienti e a individuare eventuali donatori soltanto dopo che i bioeticisti si saranno pronunciati. Ad allungare i tempi c'e' poi il fatto che saranno due i comitati etici che prenderanno in esame la richiesta di autorizzazione: oltre al comitato etico dell'universita' di Louisville, alla quale appartiene il gruppo guidato da Barker, sulla richiesta di autorizzazione sara' chiamato a pronunciarsi anche il comitato etico di un'istituzione gemella, la Western Kentucky University. I possibili destinatari del trapianto di viso da cadavere sono persone con il viso sfigurato a causa di bruciature, ferite o da un tumore. Nell'intervento la loro cute viene asportata e sostituita con quella prelevata da un cadavere, le cui caratteristiche siano compatibili sia dal punto di vista immunologico sia dal punto di vista estetico, con quelle del ricevente. Un paziente intervento di microchirugia riconnette vene e arterie in modo da irrorare la cute trapiantata. Un intervento che, rileva Barker, non comporterebbe problemi di identita'. La nuova cute si adatterebbe infatti alla struttura ossea della persona che riceve il trapianto: una struttura diversa rispetto a quella del donatore che, quindi, modellerebbe la pelle in modo diverso. Il grande problema aperto e' il rigetto, un'incognita che pesa su tutti i trapianti di pelle. Naturalmente, anche i pazienti che affrontano un trapianto di viso devono sottoporsi per tutta la vita a pesanti cure immunosoppressive. Ma quali sia la combinazione di farmaci e la loro dose ottimale non e' ancora chiaro agli esperti del settore. Barker, pero', ritiene di avere una possibile risposta. Confida, infatti, sui risultati positivi finora ottenuti sugli animali con un cocktail di farmaci finora utilizzato nel trapianto di rene.
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