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Trapianti: no all'esclusione dei ritardati.

L'«American Journal of Transplantation»: le linee guida della Regione Veneto discriminano pazienti con disabilità intellettiva dalla procedura salvavita.

28/05/2010
Le persone con ritardo mentale «non possono essere escluse a priori dalle liste trapianto di organo». A puntare i riflettori su questo caso di discriminazione sono Nicola Panocchia e Maurizio Bossola del Servizio di Emodialisi del Policlinico Gemelli di Roma e Giacomo Vivanti, psicologo dell’Università della California, in un articolo pubblicato sull’American Journal of Transplantation. Le linee guida della Regione Veneto - si legge nell’articolo - indicando il ritardo mentale come una controindicazione al trapianto, di fatto escludono pazienti con disabilità intellettiva da questa procedura salva-vita; «ma tali disposizioni - affermano i medici - non trovano nessuna giustificazione di tipo etico, clinico o giuridico». Che il ritardo mentale medio o grave - come indicano le linee guida del Veneto - sia una controindicazione rispettivamente relativa o assoluta al trapianto d’organo «è una disposizione discriminatoria priva di logica e tanto più grave se perpetrata da un’istituzione pubblica; non c’è nessuna prova scientifica - affermano gli autori dello studio - che giustifichi l’esclusione dal trapianto delle persone con disabilità intellettiva, tanto più che il quoziente intellettivo, con cui si determina l’entità del ritardo mentale, non è uno strumento idoneo». «Le discriminazioni in base a criteri psichici sono altrettanto ingiuste che quelle basate su sesso, età, etnia» e vanno eliminate, commenta il direttore del Centro di Ateneo di Bioetica della Cattolica Adriano Pessina, presente al Convegno internazionale su «Etica giustizia e disabilità. Autonomia, capacità e dipendenza» nella sede milanese dell’Università Cattolica.
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