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TRAPIANTI: NUOVO COCKTAIL DI FARMACI RIDUCE IL RIGETTO

Lo dimostra uno studio condotto dal chirurgo Ignazio Marino.

25/09/2004
Un nuovo cocktail di farmaci immunosoppressori riesce a ridurre al 12% il rischio di rigetto dopo un trapianto di fegato. Lo ha dimostrato lo studio condotto negli Stati Uniti dal chirurgo italiano Ignazio Marino, ora direttore della divisione Trapianti di fegato dell'universita' Thomas Jefferson di Filadelfia. La ricerca, che sara' pubblicata nel numero di settembre della rivista Transplantation, si basa sui risultati ottenuti in 50 pazienti che hanno avuto un trapianto di fegato fra il 2000 e il 2002 e che sono stati trattati con una combinazione di farmaci che, oltre all'immunosoppressore tacrolimus da tempo utilizzato nella terapia antirigetto, contiene dosi particolarmente basse di steroidi e di un anticorpo monoclinale. “ Essere riusciti a ridurre al 12% il rischio di rigetto vuol dire, ha osservato Marino, essere riusciti a indurre una quasi tolleranza''. Un risultato ottimo nel campo dei trapianti e che si inserisce nel filone di esperienze cliniche partito negli anni '90 dall'universita' di Pittsburgh con Thomas Starzl. L'idea del pioniere dei trapianti di fegato era infatti evitare una terapia antirigetto troppo aggressiva, in modo da favorire l'integrazione del sistema immunitario del paziente con quello del nuovo organo. E' anche un risultato, ha aggiunto, che ''potrebbe cambiare lo standard della cura per i pazienti che hanno ricevuto un trapianto''. Il prossimo passo, in uno studio che Marino si prepara a cominciare, sara' eliminare gli steroidi. Un risultato ottimo quanto atteso, tanto che nel progettare lo studio Marino ha preferito non utilizzare un gruppo di controllo (ossia un gruppo di pazienti al quale somministrare semplicemente la terapia tradizionale) per motivi etici. ''Ero cosi' convinto della bonta' e dell'efficacia della terapia che ho preferito non creare un gruppo di controllo'', ha detto il chirurgo. Cosi' a tutti i pazienti arruolati nello studio e' stata somministrata la nuova terapia ed i risultati sono stati poi confrontati con quelli ottenuti nei piu' vasti studi finora condotti (in Francia e negli Stati Uniti) su pazienti al primo anno dal trapianto di fegato: il 12% ottenuto da Marino si e' dimostrato cosi' un risultato piu' che valido confrontato con il 38% di rigetti registrati nello studio francese e con il 45% registrato negli Stati Uniti. L'anticorpo monoclonale alla base della nuova combinazione antirigetto agisce bloccando lo stimolo che spinge il sistema immunitario a reagire contro il nuovo organo e a scagliare contro di esso i linfociti B. Soddisfacenti anche i risultati sulla sopravvivenza dei pazienti, che a un anno dal trapianto ha raggiunto il 100%, cosi' come sono incoraggianti i risultati sulla riduzione dei casi di epatite C nei pazienti che hanno avuto il trapianto di fegato. Sono dati da verificare ulteriormente, ha rilevato Marino, ''ma se saranno confermati saranno importanti perche' ben il 60% dei pazienti sui quali eseguiamo il trapianto hanno una diagnosi di epatite C''. (vipas)
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