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TRAPIANTI: SCOPERTI GENI CHE PROTEGGONO DAL RIGETTO

Lo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

21/08/2007
Dopo un trapianto potrebbe arrivare la 'carta d'identità antirigetto' che, basandosi sull'analisi di un pugno di geni, rivela se il paziente avrà o meno bisogno di una terapia antirigetto e a quali dosi. Infatti al Lucile Packard Children's Hospital e alla Stanford University School of Medicine in California sono stati scoperti 33 geni legati al rischio di rigetto: questi geni si attivano diversamente nei pazienti definiti 'tolleranti', ovvero quei fortunati che dopo un trapianto non hanno bisogno di terapia antirigetto. Diretto dalla nefrologa pediatra Minnie Sarwal e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, lo studio potrebbe non solo fornire la chiave per personalizzare la terapia antirigetto, ma anche suggerire nuove terapie e dare uno strumento diagnostico per prevenire il rigetto. Dopo un trapianto, per evitare che l'organismo ricevente rigetti l'organo nuovo, il paziente deve assumere una terapia antirigetto, farmaci che 'sopiscono' il sistema immunitario evitando che riconosca come estraneo e attacchi l'organo. I farmaci però, proprio perché indeboliscono le difese del corpo, mettono il paziente a rischio di infezioni o cancro. I pazienti tolleranti non hanno bisogno di farmaci antirigetto, il loro sistema immunitario ha evidentemente 'accettato' il nuovo organo e non lo attacca, ma il motivo di ciò finora era rimasto un mistero. Gli esperti Usa hanno eseguito un'analisi genetica ad ampio spettro su un gruppo di pazienti reduci da trapianto di reni: alcuni erano tolleranti e non facevano terapia, altri assumevano i farmaci e stavano bene, altri invece nonostante i farmaci erano andati incontro a rigetto. La differenza nelle loro reazioni sta nell'attività di 33 geni la cui funzione però non è stata ancora identificata ma che, ipotizza Sarwal, potrebbe essere legata allo sviluppo delle cellule immunitarie deputate a scovare corpi estranei nell'organismo. I pazienti tolleranti hanno un pattern specifico di attività di questi geni ed è probabilmente questo che conferisce loro la possibilità di non prendere i farmaci. Ed anche i pazienti che fanno terapia e stanno bene hanno un pattern caratteristico di attività dei 33 geni. Tali geni sono quindi importanti nel regolare le reazioni del rigetto e ciò sarà utile non solo per personalizzare la terapia, a seconda della 'carta d'identità genetica antirigetto di ogni paziente, ma anche per trovare nuovi bersagli per cure mirate. (vipas)
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