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TRAPIANTI: UN'ANALISI A 10 ANNI DALLA NUOVA LEGGE

La fotografia della trapiantologia in Italia scattata sul n.7 della rivista "IL BISTURI".

12/05/2009
Era il 1° aprile 1999 quando il Parlamento approvò la legge n. 91, Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti. Una data che ha salvato la vita di tante persone destinate a morire perché i loro organi non funzionavano più, che ha istituito il Centro nazionale trapianti (il potente motore dell’intera macchina) e introdotto il principio del silenzio assenso, cioè l’accettazione a donare gli organi in mancanza di una dichiarata opposizione. Una legge che Il Bisturi vuole celebrare con questo numero speciale sulla trapiantologia italiana, che di passi in avanti ne ha fatti e tuttavia non è ancora riuscita a superare certi ostacoli, in parte anche culturali. La legge 91/99 arrivò sei anni dopo quella sull’accertamento e la certificazione di morte (n. 578 del 1993). Trapianti già se ne effettuavano (il primo intervento al cuore in Italia risale al 1985), ma indubbiamente la legge del 1993 segnò una tappa importante per la crescita della settore in Italia. Certo, all’inizio non fu semplice. I casi di rigetto erano molto frequenti. Ma presto si scoprirono nuove terapie in grado di assicurare maggiori possibilità di sopravvivenza dell’organo nel nuovo corpo, e quindi una vita più lunga ai pazienti. Altrettanto difficile fu la battaglia culturale per far comprendere alla cittadinanza che donare gli organi non significava interrompere una vita, ma ridarla a qualcun altro, quando quella dei loro cari ormai se ne era andata. E così, lungo tutte queste vicende, il sistema trapianti in Italia è cresciuto, passando dai 1.498 interventi del 1994 agli oltre 3.300 che il Cnt stima di effettuare nel 2009 . Tuttavia qualcosa si è inceppato: se il coordinamento dei Centri sparsi in tutta Italia permette di identificare un numero sempre maggiore di potenziali donatori, nel 2008 il numero di trapianti effettuati è sceso a 2.932. Ma a preoccupare ancora di più è l’aumento delle opposizioni al prelievo, che registrano il +11,2% dal 2005 al 2008. Perché gli italiani non hanno fiducia nel sistema trapianti? O forse è il sistema trapianti a non funzionare così perfettamente da garantire che nulla vada storto dall’individuazione alla donazione effettiva? Le risposte nelle interviste al direttore del Centro nazionale trapianti Alessandro Nanni Costa, al presidente dell’Associazione dei donatori di organi Vincenzo Passarelli, e la stima dei costi elaborata in collaborazione con il Ceis-Tor Vergata. Scarica l'allegato
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