indietro

TRAPIANTI DI FEGATO: 400 DA DONATORI VIVENTI NEI PROSSIMI 5 ANNI

E' la previsione del Professore Luigi Rainero Fassati del Policlinico di Milano

16/05/2004
Nell'arco dei prossimi 5 anni, grazie ai trapianti da donatori viventi, circa un terzo dei pazienti che sono in lista d'attesa per un fegato potrebbe finalmente dare soluzione al proprio problema. Degli attuali 1253 pazienti in attesa di trapianto, poco piu' di 400 potrebbero dunque ricevere un fegato con trapianto da vivente. E' la previsione del trapiantologo Luigi Rainero Fassati, del Dipartimento Chirurgia generale e trapianti del Policlinico di Milano, tra i partecipanti all'American Transplant Congress che si e' aperto oggi a Boston. Anche in Italia infatti, ha spiegato Fassati, ''il trapianto da vivente sta iniziando a prender piede sia pure da poco tempo dal momento che le autorizzazioni ministeriali in tal senso risalgono a poco piu' di un anno fa''. Una soluzione, quella del trapianto di organi da viventi, che potrebbe far fronte alle ancora insufficienti donazioni, sia pure limitatamente ad alcuni organi. Il paese nel quale il trapianto da vivente e' piu' diffuso, ha sottolineato Fassati, ''e' il Giappone poiche', per motivi religiosi, l'espianto di organi da cadavere e' poco praticato''. In Italia, dunque, si tratta di una pratica ancora 'giovane', ma che gia' raccoglie i primi positivi risultati. Finora, ha rilevato l'esperto, ''sono una cinquantina i trapianti di fegato da vivente effettuati, e tutti hanno avuto un buon esito''. La maggiore difficolta' in questi casi, ha spiegato, sta proprio nell'individuazione del donatore: ''Deve essere infatti un soggetto perfettamente sano, al quale viene prelevata la meta' del fegato''. Il tasso di mortalita' tra i donatori, ha aggiunto, ''e' dell'uno per mille, ma il rischio e' che a morire possa essere un soggetto in condizioni di salute ottimali e questo crea non poche remore morali rispetto al trapianto da viventi''. Finora, ha pero' precisato Fassati, ''in Italia non si e' registrato alcun decesso tra i donatori''. Quanto al ricevente, ''la sopravvivenza e' leggermente inferiore rispetto al trapianto da cadavere, con una percentuale del 78-80% contro l'85%, ma questo - ha spiegato il trapiantologo - e' dovuto al fatto che ad essere trapiantato e' solo la meta' dell'organo e non l'organo intero''. Ad ogni modo, l'obiettivo, secondo Fassati, e' quello di ''incentivare i trapianti da viventi garantendo la massima sicurezza ai donatori, ed e' per questo che in Italia i controlli sui centri trapianto sono tra i piu' severi''. Oggi, l'attesa per un trapianto di fegato e' di circa un anno, ma la ''crescente consapevolezza e gli aumentati standard di sicurezza - ha concluso - rendono possibile prevedere un aumento delle donazioni da vivente che consentira' di ridurre notevolmente le attese nei prossimi anni''.
torna su