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Trapianti di fegato per bambini.

Accordo con l’università di Sarajevo.

21/12/2012
Padova firma il protocollo di intesa con il centro clinico dell’ateneo bosniaco. Il ministro Mesihovic: «Progetto importante, i malati eviteranno costose trasferte». É stato firmato un protocollo d’intesa tra l’azienda ospedaliera di Padova e il centro clinico dell’Università di Sarajevo per l’avvio nella repubblica della Bosnia Erzegovina dei trapianti di fegato, in particolare di quelli pediatrici, operazioni fino ad ora ancora non possibili nella repubblica balcanica. A sottoscrivere l’accordo, alla presenza del ministro della sanità della Federazione di Bosnia e Erzegovina Rusmir Mesihovic, sono stati il direttore generale dell’azienda ospedaliera Adriano Cestrone e il direttore generale del centro clinico dell’università di Sarajevo Damir Aganovic. “Si tratta di un progetto molto importante per il nostro Paese – ha spiegato il ministro Rusmir Mesihovic – in quanto ora le persone che hanno bisogno di trapianto sono costrette a lunghe e costose trasferte all’estero. Attualmente ad esempio quattro bambini sono in lista d’attesa per un trapianto all’ospedale di Padova. Attraverso la collaborazione tra l’azienda ospedaliera padovana e il centro clinico dell’università di Sarajevo saremo invece in grado di operare da noi queste persone”. Le operazioni inizieranno con il mese di febbraio e sin dalle prossime settimane inizieranno delle missioni incrociate di training clinico tra le due realtà. A coordinare la formazione a Sarajevo e a Padova dei medici bosniaci sarà il direttore dell’unità di chirurgia epatobiliare e del trapianto epatico Umberto Cillo e il chirurgo Nela Srsen. “Si tratta di un ponte tra Padova e Sarajevo che è la naturale prosecuzione che storicamente Veneto e Bosnia Erzegovina intrattengono sin dai tempi della Repubblica Serenissima – ha spiegato il console onorario della Bosnia Erzegovina per il triveneto Diego Moscheni – si può essere orgogliosi della tradizione medica padovana e veneta che rimane un punto di riferimento a livello europeo e che saprà portare a standard adeguati la sanità bosniaca”
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