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Trapianti di rene anche da infartuati.

Secondo uno studio pubblicato da «Lancet» problemi superabili. Ogni anno muoiono circa 700 pazienti in attesa di trapianto di rene.

20/08/2010
Finora era considerata una strada impercorribile, ma adesso quella dei trapianti di organi, reni in particolare, da soggetti deceduti per infarto sembra un'ipotesi destinata a rivoluzionare il mondo della chirurgia. «Centinaia di vite potrebbero essere salvate - scrive oggi il Guardian - se l'NHS, il servizio sanitario britannico, imboccasse la strada dei trapianti da donatori morti per problemi cardiaci». Fin dagli anni Settanta, tutti i trapianti di reni sono stati effettuati prelevando gli organi da donatori «cerebralmente morti», tipicamente in seguito ad incidenti stradali, emorragie cerebrali o altri incidenti sul lavoro. Ma la disponibilità di organi è in diminuzione e ogni anno muoiono circa 700 pazienti in attesa di trapianto di rene. Una ricerca pubblicata sulla rivista Lancet (19 agosto on line) sostiene che, contrariamente a quanto finora affermato, i reni provenienti da «morti cardiache» non sono affatto qualitativamente inferiori agli altri e garantiscono un'identica aspettativa di vita ai pazienti sottoposti a trapianto. La Gran Bretagna è uno dei Paesi europei con la più bassa percentuale di donatori di organi e circa 1000 persone l'anno muoiono in conseguenza della carente disponibilità di organi. I pazienti con problemi renali cronici sono circa 7mila degli 8mila in attesa di trapianto.
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