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Trapianti e disabili mentali: «Modificheremo la delibera».

La Regione Veneto: non discriminiamo nessuno. I radicali: il governo imponga l’annullamento. L’associazione Down: questa è selezione genetica.

31/05/2010
Venezia - La Regione è pronta a rivedere e a modificare la delibera 851 del 31 marzo 2009 che, sulla base della letteratura scientifica internazionale, indica come «controindicazioni assolute al trapianto d’organo » un quoziente intellettivo inferiore a 50 e come «controindicazioni relative», cioè bisognose di «un’attenta valutazione dell’organizzazione psichica del paziente e del sistema sociofamiliare in cui è inserito », un QI minore di 70. Motivo: il timore che una persona con ritardo mentale non capisca l’importanza di assumere la terapia antirigetto post-intervento e possa dunque vanificare lo stesso e procurarsi più danno che beneficio. Una posizione contestata dai professori Nicola Panocchia e Maurizio Bossola, nefrologi del «Gemelli » di Roma, e da Giacomo Vivanti, psicologo dell’Università della California, che in un articolo pubblicato sull’«American Journal of Transplantation » hanno accusato il Veneto di discriminare i disabili mentali, sollevando un polverone. «Non c’è alcuna volontà persecutoria— ribadisce l’assessore alla Sanità, Luca Coletto — al contrario, vogliamo assicurarci che questi pazienti abbiano qualcuno che li segua dopo l’operazione. In ogni caso, per evitare altre terrificanti strumentalizzazioni di un tema così delicato, i nostri tecnici stanno riesaminando il testo, al fine di scrivere richiami o linee interpretative dei nodi contestati. Insomma, se per fare chiarezza bisogna modificare il provvedimento, lo faremo». Spiegazioni che non convincono le deputate radicali Maria Antonietta Coscioni e Rita Bernardini, firmatarie di un’interrogazione urgente con la quale chiedono al governo di intervenire «per verificare gli effetti concreti di questa delibera e ottenerne l’annullamento». «E’ un provvedimento aberrante —dichiarano le due parlamentari — faremo ricorso a tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione perché i diritti dei disabili non siano così brutalmente e volgarmente calpestati. Escludere i ritardati mentali dal trapianto, sostenendo che non si può migliorare la qualità della loro vita, contraddice il più elementare senso di "pietas" umana, rivelatrice di una mentalità violenta». Nonostante Coletto ribadisca che «il Veneto non ha mai negato il trapianto a nessuno», storce il naso anche Patrizia Tolot, vicepresidente dell’«Associazione Dadi» di Padova, fondata da genitori di ragazzi con sindrome di Down, autismo e disabilità intellettiva. «A parte il fatto che il quoziente intellettivo è molto difficile da misurare, specialmente nei bambini — riflette la Tolot — di fronte a misure di questo genere mi chiedo se il progresso della scienza serva a negare i diritti delle persone più deboli, piuttosto che ad aiutarle. Usate così le nuove frontiere del sapere diventano strumenti di selezione genetica e possono aprire strade pericolose, come quelle di programmare protocolli di analisi prenatali, mediche e psichiatriche per decidere chi ha il diritto di nascere e di vivere. La delibera regionale discrimina a priori i pazienti con ritardo mentale, perciò va ritirata e cambiata». «Se i medici veneti la seguissero, pazienti con la sindrome di Down sarebbero automaticamente senza speranza—rincara Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo dei trapianti —. Mi pare grave e pericoloso. La valutazione va fatta caso per caso dai sanitari, sulla base di indicazioni cliniche e non di linee guida scritte a tavolino, che sanciscono che non vale la pena aiutare i più deboli. Tra l’altro discriminano anche le persone che hanno tentato il suicidio: io ne ho operata più di una e tutte mi hanno sempre ringraziato e ritrovato salute ed equilibrio». Inflessibile pure Vincenzo Carpino, presidente degli anestesisti: «Siamo contrari a qualsiasi forma di discriminazione nelle liste dei trapianti. Se gli organi sono compatibili, i pazienti sono tutti uguali. In allegato il documento.
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