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TRAPIANTI IN SVIZZERA. NON SOLO QUESTIONE DI.....CUORE

Serve più organizzazione nella rete ospedaliera’

13/10/2006
A fine 2005 la lista delle perso-ne in attesa di trapianto conta-va 982 persone. Nei primi sei mesi di quest’anno solo 202 hanno potuto essere operate, mentre 19 sono morte nell’atte-sa. Un bilancio negativo, so-prattutto per un paese come la Svizzera in cui la medicina dei trapianti è sicuramente all’a-vanguardia. A mancare non è l’esperienza, ma i donatori. In tutta la Confederazione se ne contano solo una dozzina ogni milione di abitanti. Pochi, po-chissimi in confronto ai 39 delle Spagna, il paese che guida la graduatoria internazionale. Davanti alla Svizzera anche paesi come l’Ungeria e la Slove-nia. Molti i fattori a determinare il numero di persone che danno il loro consenso esplicito, tra questi sicuramente la cultura, ma anche l’informazione al pubblico e l’organizzazione in-terna agli ospedali. Fattori che portano a differenze marcate anche all’interno degli stessi confini nazionali. Mentre in Svizzera tedesca ogni milione di abitanti si contano 11 donato-ri e in Svizzera romanda 16, in Ticino la cifra sale a 35. Questione di cultura, d’infor-mazione? Non solo secondo il dottor  Roberto Malacrida,  capo servizio cure intense del-l’ospedale Civico di Lugano e membro di Swisstransplant, l’organizzazione che si occupa del coordinamento dei trapian-ti: «  Credo che le famiglie di un candidato donatore diano il con-senso all’espianto molto più fa-cilmente se si sono trovate a loro agio nei reparti di cure intense. Questo significa che se, come da noi, le visite sono aperte venti-quattr'ore su ventiquattro, si crea un rapporto di conoscenza e di fiducia reciproca con il perso-nale curante. In altri luoghi, in cui gli orari di visita sono molto limitati e i rapporti con i medici sono meno intensi, i parenti forse si sentono meno in dovere di af-frontare il discorso  ».   ‘I medici devono crederci’  E il modello Ticinese potreb-be essere esportato in tutta la Confederazione. Del resto la stessa Swisstransplant sta la-vorando per migliorare i rap-porti tra medici e famiglia. Ma non solo: «  Bisogna inoltre por-tare lo stesso personale medico a credere nelle possibilità date dal trapianto  – prosegue Malacri-da –,  in modo che automatica-mente si faccia di tutto per favo-rirlo  » . Crederci, insomma: «  Credere nel fatto che con un tra-pianto vi è la possibilità di far star meglio una persona  ». Que-sto anche perché un singolo do-natore potrebbe salvare fino a otto persone donando due reni, un fegato, un cuore, due polmo-ni, le cornee e il pancreas. Non sempre tuttavia è possibile uti-lizzare tutti gli organi, in parte perché non idonei e in parte perché le famiglie chiedono che alcuni siano lasciati all’in-terno del corpo. Tra questi quelli che creano ancora mag-giori reticenze sono le cornee. Qualche volta il cuore.   ‘La nuova legge può peggiorare la situazione’  Un tentativo di migliorare il bilancio dei donatori Berna lo ha voluto fare varando la nuova legge federale sui trapianti che entrerà in vigore ad inizio del 2007, ma che è stata accolta con molta preoccupazione da parte degli ambienti vicini al tra-pianto. Le ordinanze di applica-zione in particolare potrebbero produrre l’effetto inverso a quello auspicato, portando ad un utilizzo meno efficace dei già pochi organi a disposizione. «  La proposta di legge effettiva-mente è molto particolare. Entra parecchio nei dettagli e le orga-nizzazioni legate ai trapianti te-mono che tali restrizioni finisca-no per collidere con i rapidi pro-gressi della medicina  – rileva Malacrida –.  L’andare troppo nello specifico tentando così di prevenire qualsiasi errore di giu-stizia distributiva potrebbe in teoria creare delle difficoltà bu-rocratiche- amministrative e far perdere la possibilità di impian-tare qualche organo. È pure vero che nel ramo dei trapianti è faci-le poter sbagliare non essendo giusti nella distribuzione degli organi  – prosegue il capo servi-zio cure intense di Lugano –.   Ecco dunque che una legge preci-sa garantisce maggiormente i di-ritti dei più deboli  ». Quali po-trebbero essere dunque le con-seguenze per il Ticino? Malacri-da rassicura: «  La nuova legge non cambierà granché. Se conti-nuiamo come abbiamo fatto ne-gli ultimi quindici anni tutto do-vrebbe procedere come prima  ». Insomma: le cose nel nostro cantone funzionano bene. Si po-terebbe però fare ancora meglio «  migliorando ulteriormente la coordinazione e puntando su una maggiore sensibilità popo-lare e del personale medico nei confronti dei trapianti  ». Berti Luca
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