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Trapianto a otto mesi: bambino guarito dalla cecità totale.

Assieme ad una bimba trevigiana di 15 mesi è il primo caso in Friuli di impianto di cornea neonatale. L'operazione a Trieste.

14/06/2011
Sono un bambino di 8 mesi e una bimba di 15 mesi i primi casi in regione di trapianto di cornea neonatale. Gli interventi, durati circa un’ora e mezza, sono stati condotti lo scorso 9 giugno da Giorgio Beltrame, medico, direttore dell’Unità operativa oculistica dell’Azienda Ospedali Riuniti del Pordenonese (il Santa Maria degli Angeli), all’ospedale Burlo Garofolo di Trieste. Trapianti necessari per ridare la vista ai due piccoli che prima dell’operazione erano ciechi: nel caso del più piccolo di San Vito al Tagliamento per una cecità totale, meno grave invece per la bambina - proveniente da una famiglia immigrata residente a Pieve di Soligo (TV) - capace di distinguere delle sagome. Entrambi i bambini sono stati operati a un solo occhio, sebbene la patologia riguardi entrambi i bulbi oculari. Sono già riscontrabili i primi esiti positivi, in particolare sul neonato di 8 mesi, affetto da Sindrome di Peters su entrambi gli occhi: se uno dei due occhi purtroppo non ha margine di recupero ed è destinato a cecità, è stato possibile effettuare il trapianto della cornea sull’altro organo. A meno di una settimana dall’intervento il piccolo riesce a distinguere sagome e a seguire con l’occhio le persone, cosa prima impossibile. Gli interventi si sono tenuti nell’ospedale triestino, in quanto unica struttura regionale in grado di effettuare l’addormentamento, come richiesto dalla legge per pazienti al di sotto dei due anni. «È importante intervenire tempestivamente - ha spiegato Beltrame - perché prima si fa e prima è possibile il recupero, in quanto la visione è una capacità che si impara nel tempo. Tuttavia occorre aspettare che l’occhio sia sufficientemente formato». L’alta specializzazione dell’Unità operativa pordenonese in questo tipo di trapianti - quasi una settantina di interventi di routine su adulti all’anno - si è unita alla peculiarità della neonatalità del Burlo, dove mai prima d’ora era avvenuta una simile operazione. Solo in quella sede, infatti, ci sono le condizioni idonee per un tipo di anestesia che comporta l’addormentamento del paziente necessario in questi interventi per la complessità di lavorare chirurgicamente su un occhio di piccola dimensione. I bambini sono tuttora ricoverati all’ospedale di Trieste e sono il primo caso in regione - se non addirittura nel territorio del Nordest - di chirurgia oculistica di questo tipo su pazienti al di sotto dei due anni. Una conquista di professionalità di cui è l’intera sanità regionale a trarre vantaggio, che non si limita alla neonatalità: sono frequenti i casi di adulti affetti da strabismo degenerativo operati a Pordenone dall’equipe oculistica del capoluogo regionale a evitare così un turismo sanitario. (Valentina Silvestrini, IlGazzettino.it)
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