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TRAPIANTO DI CUORE: NEONATI A PROVA DI RIGETTO

Secondo uno studio canadese esisterebbe una immunotolleranza nei neonati sottoposti a trapianto di cuore da donatore con altro gruppo sanguigno.

01/11/2004
Una condizione indispensabile alla riuscita di un trapianto è la compatibilità tra donatore e ricevente. Questa implica anche che i due abbiano lo stesso gruppo sanguigno. Se l’organo non è compatibile, infatti, nell’organismo ricevente si mette in moto una risposta immunitaria che porta al rigetto dell’organo. La rivista Nature Medicine riporta la notizia che alcuni ricercatori dell’ospedale pediatrico The Hospital for Sick Children Research Institute di Toronto hanno scoperto che nei neonati cui viene trapiantato il cuore di bimbi con un altro gruppo sanguigno la compatibilità non è così problematica perché nei neonati riceventi sono eliminate le cellule di guardia che altrimenti innescherebbero l’attacco al cuoricino trapiantato, i “linfociti B”. Inoltre i piccoli pazienti imparano a riconoscere gli antigeni delle cellule del sangue con cui si identifica il gruppo sanguigno (gli antigeni in generale sono “etichette” di riconoscimento di cui sono “tappezzate” le superfici delle nostre cellule e con cui si identifica la compatibilità dell’organo) del cuore donato come qualcosa di proprio e non di estraneo. Questo perché gli antigeni sanguigni del donatore sono prodotti in modo continuo nel corpo del paziente dopo il trapianto. Così i neonati possono essere sottoposti a trapianto di cuore da donatori di differente gruppo sanguigno e mantenere il nuovo organo per anni senza pericolo di rigetto. Anche se c’è ancora molta strada da fare per capire fino in fondo quale sia il ventaglio di possibilità offerto da questo peculiare comportamento del sistema immunitario dei neonati, questi risultati sono di rilevanza estrema in campo clinico e fanno intravedere promettenti prospettive anche per gli xenotrapianti, ovvero per trapianti di organi di altri animali come il maiale. Ma, avvertono gli esperti canadesi, il problema è così complesso che la possibilità di applicazioni terapeutiche non è affatto dietro l’angolo. (vipas)
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