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Trapianto di faccia, nuove frontiere del dibattito etico.

Trapianti.Net

17/02/2014
Nell'immaginario collettivo di molti popoli, così come nella nostra esperienza quotidiana, la faccia è parte integrante dell’identità della persona, della personalità di un essere umano. Ma che succede se, per un qualsiasi motivo, il volto viene sfigurato? In un certo senso ne patisce anche la nostra identità, in parte viene mutilata, in parte viene deprivata di una sua connotazione distintiva. Le ultime frontiere della medicina e della chirurgia ricostruttiva oggi sono in grado di offrire una chance a queste persone attraverso straordinari interventi di trapianto facciale. Questo tipo d’intervento, che per molto tempo è stato visto come un trapianto “stravagante” e moralmente discutibile, con tratti e sfumature di pura fantascienza, è oggi accettato come un’opzione terapeutica perseguibile e proponibile ai pazienti gravemente sfigurati. Anche il dibattito etico, che per questo tipo di trapianto è sempre stato molto vivace, si è evoluto nel tempo mitigando le intransigenti posizioni iniziali. Il tema è stato presentato sulla rivista di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’American Society of Plastic Surgeons (ASPS). In una revisione della letteratura, Kiwanuka e i coautori del Brigham and Women Hospital di Boston, hanno individuato 110 articoli pubblicati tra il 2002 e il 2012 aventi come oggetto il trapianto di faccia affrontato dal punto di vista etico. L’anno spartiacque è stato il 2005 quando in Francia viene eseguito, con successo, il primo trapianto totale di faccia su Isabelle Dinoire, una trentottenne sfigurata dal morso del proprio cane. Gli autori riferiscono che, da quel momento, il numero di discussioni etiche sul trapianto di faccia è progressivamente diminuito e le preoccupazioni iniziali circa l’impatto sull'identità dei pazienti sono state bilanciate dal riconoscimento dei benefici del trapianto, che consente il ritorno a una vita più normale per i pazienti con gravi deturpazioni del volto. Secondo gli autori molte delle iniziali preoccupazioni incentrate sull'idea che “portare” la faccia di un altro avrebbe creato gravi problemi d’identità sia al ricevente sia ai familiari del donatore, sono gradualmente svanite quando si è constatato che, dopo il trapianto, il nuovo viso non somigliava né all'uno, né all'altro. Rimangono indubbiamente aperte le questioni legate al rischio di rigetto e alla conseguente terapia immunosoppressiva, oltre che agli effetti psicologici dell’intervento. Ad oggi sono stati eseguiti 25 trapianti di faccia in tutto il mondo. Gli autori prevedono che la procedura diventerà sempre più comune negli anni a venire e, contestualmente, sorgeranno nuove domande. Il dibattito etico si sta quindi aprendo a nuove questioni: il trapianto di volto nei bambini, le problematiche legate alla razza e all'etnia, i criteri di assegnazione dei tessuti. Tali temi saranno certamente oggetto di nuovi approfondimenti al fine di garantire l’espansione di questo trapianto nel pieno rispetto di una procedura eticamente valida e corretta. Bibliografia Kiwanuka H, Bueno EM, Diaz-Siso JR, et al. Face transplantation: ethical debate has evolved over time. Plast Reconstr Surg. 2013; 132(6):1558-68. (trapianti.net)
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