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TRAPIANTO DI FACCIA: UN INTERVENTO CHE INQUIETA E FA RIFLETTERE

Le riflessioni del dottor Sergio Benvenuto dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr,

08/12/2005
I media hanno dato vasto spazio al trapianto di faccia su una donna di 38 anni, operata da un’équipe medica di Lione. Questa impresa ci inquieta perché il volto per noi è un’entità anche metafisica: qualcosa a metà strada tra l’anima e il vestito. Pensiamo che la nostra anima sia la nostra vera identità che non muta; l’abito, all’inverso, possiamo cambiarlo a nostro piacimento, è mera parvenza. Pensiamo che la faccia partecipi della nostra anima - di cui sarebbe lo specchio più o meno fedele - ma un po’ anche del vestito: certo non cambiamo faccia ogni giorno, eppure essa è anche un nostro prodotto artificiale. La modifichiamo rasandoci e imbellettandoci, cambiando capigliatura e occhiali, abbronzandoci o mettendo ombretto, mascara od orecchini, ecc. E come un vestito col tempo si logora, analogamente la nostra faccia, ahimé, si modifica con gli anni: cosa c’è in comune tra una faccia di uno a sei anni e dello stesso a 60 anni? D’altra parte siamo convinti che la faccia riveli la nostra anima: non crediamo che uno “con una faccia da scemo”, per esempio, possa essere in realtà geniale (e di una donna brutta e sgraziata, ad esempio, pensiamo anche che abbia un’anima brutta?). La nostra faccia ha una doppia faccia, se mi si permette il bisticcio: una faccia volta verso l’Essere (anima) l’altra volta verso l’Apparenza (abiti). Nel film “Face/Off” di John Woo, John Travolta è il poliziotto buono e Nicholas Cage è il gangster cattivo: il guaio è che, a un certo punto, si scambiano le loro facce. Travolta, che ora ha il volto di Cage, viene preso per il gangster; e Cage, che ora ha il volto di Travolta, viene preso per il poliziotto. Ora, è notevole che il pubblico passi sopra alla differenza di sembianze: tifa per il buon poliziotto sia quando è impersonato da Travolta che quando è impersonato da Cage. Morale: la faccia non conta, è un’illusione, al fondo importa solo la nostra anima. Ma appunto, questo non è vero: in realtà la nostra faccia (così come i nostri abiti) riflette, “tradisce” quello che siamo; ma, in un senso più profondo… la nostra stessa anima è come una faccia-vestito. Il pensiero e l’arte moderni hanno rivoltato a fondo queste distinzioni. Con Pirandello o Brecht vediamo che in realtà “l’abito fa il monaco”. L’abito che scegliamo parla di noi, ci denuncia, altrettanto se non più della nostra faccia: da come uno si veste diagnostichiamo anche il suo essere dentro. Ma anche l’inverso è vero: ormai manipoliamo la nostra anima quasi come la nostra faccia. In effetti, possiamo dire che l’anima di un bambino è la stessa di quando poi sarà anziano? Il cambiamento riguarda solo la faccia e non anche l’anima? E poi, sempre più trucchiamo la nostra anima: trangugiando antidepressivi e ansiolitici, eccitandola con musiche e alcool, con tabacco o canapa indiana, massaggiandola con psicoterapie o meditazione, ecc. La psicofarmacopea di cui siamo sempre più ghiotti non è una sorta di cosmesi dell’anima? L’indispensabile espresso della mattina non è come una rasatura psichica? Alcuni uomini riescono a corteggiare una donna solo se sono alticci: in questo caso il vino non è come avere i baffi o un tatuaggio? Come dice il filosofo De Carolis, dobbiamo considerare la vita “nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”: sempre più la nostra anima risulta una sorta di faccia che siamo tentati di modificare a nostro piacimento. Non contenti di rimodellare il nostro corpo attraverso gli abiti, non contenti, con trucchi e acconciature, di adeguare il nostro volto all’ideale di faccia che perseguiamo, oggi, più che mai, cerchiamo di rimodellare anche la nostra anima. E forse per questo il trapianto di una faccia in Francia ci ha dato angoscia e inquietudine: è il senso della nostra identità stabile, profonda, inalienabile che sta andando in pezzi. In un mondo in cui la tecnologia tratterà sempre più come macchine le nostre stesse anime, che cosa sarà del nostro sogno di avere, malgrado tutto, un’anima? Sergio Benvenuto Per saperne di più: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Roma, tel. 06/49932205, e-mail: sergio.benvenuto@istc.cnr.it
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