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Trapianto di fegato, la ricetta che prolunga la conservazione dei graft.

I pazienti in attesa di trapianto potrebbero presto avere maggiori speranze di ottenere in tempo utile ciò di cui hanno bisogno.

15/06/2015
I pazienti in attesa di trapianto potrebbero presto avere maggiori speranze di ottenere in tempo utile ciò di cui hanno bisogno. I ricercatori del Dipartimento di Scienze Biologiche per la Rigenerazione degli Organi di Riken, Tokio, hanno, infatti, messo a punto una nuova tecnica per estendere il tempo di utilizzo degli organi anche dopo l’arresto cardiaco. Il lavoro, pubblicato su Scientific Reports, fornisce i dettagli di una procedura che raffredda gli organi fino a 22° C rallentandone la funzione e fornendo, in contemporanea, ossigeno. Tale metodica sembra, inoltre, accrescere la funzionalità degli organi per trapianto rispetto agli attuali metodi standard. Secondo gli autori, questo sistema dovrebbe non solo aumentare rapidamente il pool di organi disponibili, ma potrebbe anche essere utilizzato in futuro per la coltivazione di interi organi in 3D. In genere, gli organi dei donatori sono mantenuti a una temperatura statica di 4 °C in soluzioni di conservazione e hanno tempi di conservazione che vanno da circa 6 ore per cuore e polmoni, a 12 ore per i fegati e 20/22 ore per i reni. L’allungamento di questi tempi è uno degli obiettivi ad alta priorità della ricerca sul trapianto. Il team di Riken è stato in grado di farlo utilizzando un sistema di perfusione 3D che, fornendo ossigeno ad una temperatura fisiologica, ne ha notevolmente prolungato i tempi di conservazione. Utilizzando un modello murino, i ricercatori hanno isolato i piccoli fegati e li hanno messi in cultura collegandoli a un sistema di perfusione che può pompare fluidi essenziali per gli organi, tra cui i globuli rossi, che trasportano il necessario ossigeno. Hanno quindi valutato la funzione epatica a diverse temperature con differenti concentrazioni di alcuni marcatori proteici di misura, come l’alanina aminotransferasi, che insorgono nei fegati disfunzionali, e albumina che, invece, è più elevata nel fegato sano. L’analisi di questi marcatori e la produzione di bile (altro indicatore di un fegato sano) hanno dimostrato che i fegati sono rimasti integri e funzionanti fino a 2 giorni quando sono stati conservati a 22 °C con l’aggiunta di globuli rossi alla cultura di perfusione. L’immagine tridimensionale ha dimostrato, inoltre, che l’utilizzo di globuli rossi, ha favorito un minor decadimento delle cellule epatiche e tutta la complessa struttura del fegato è rimasta intatta. Dopo aver determinato che le cellule epatiche raffreddate a 22 °C hanno iniziato a moltiplicarsi di nuovo e a riprendere la funzione metabolica quando riscaldate, i ricercatori hanno confrontato l’efficacia del trapianto dei fegati conservati per 24 ore con il nuovo metodo, con quelle conservate per 24 ore con raffreddamento statico standard (4 °C). A sette giorni dal trapianto hanno resecato la maggior parte del fegato nativo del destinatario, e, attraverso questa operazione, sono stati sicuri che la funzione veniva assicurata esclusivamente del fegato trapiantato. Solo il 20% dei topi che hanno ricevuto fegati conservati staticamente è sopravvissuto all’epatectomia parziale, mentre si è ottenuto il 100% di sopravvivenza nei topi che avevano ricevuto fegati conservati con il nuovo sistema di perfusione ipotermica con l’aggiunta di globuli rossi. Un’ulteriore analisi ha mostrato che i nuovi fegati, più piccoli del normale, dopo il trapianto avevano raggiunto un peso più che accettabile con i marker di funzionalità epatica perfettamente nella norma. Il team ha anche testato il sistema su fegati simili a quelli donati dopo che una persona è morta per arresto cardiaco. Quando sono stati aggiunti i globuli rossi, i fegati hanno mostrato tutti i segni di normale funzionalità dopo il trapianto con un tasso di sopravvivenza del 100%. C’è ancora molta strada da fare prima che tale metodo possa essere trasferito agli esseri umani, ma gli autori sono ottimisti. “Perfezionare il sistema per l’uomo rendendolo anche portatile richiederà circa tre anni, ma una volta riprodotto in scala, dovremmo essere in grado in un paio di anni di iniziare le prime sperimentazioni umane”, commentano. Bibliografia Ishikawa J, Oshima M, Iwasaki F, Tezuka K, et al. Hypothermic temperature effects on organ survival and restoration. Sci Rep. 2015; 5: 9563. (Trapianti.net)
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