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TRAPIANTO DI FEGATO SU PAZIENTE SIEROPOSITIVO

L'intervento su un uomo di 49 anni, eseguito a Roma. Il primo del genere in Italia. Altri due malati in attesa.

01/10/2002
Un trapianto di fegato su una persona sieropositiva è stato eseguito, per la prima volta in Italia, all'Istituto per i tumori Regina Elena di Roma. Il trapianto è stato fatto su di un uomo di 49 anni, che era entrato in contatto molti anni fa col virus dell'Aids e che aveva una grave forma di degenerazione epatica. L'intervento è stato eseguito dall'équipe del Prof. Eugenio Santoro (11 medici e 8 infermieri) ed è durato nove ore. "Per evitare il contagio con il virus Hiv - ha dichiarato il prof. Santoro - abbiamo usato speciali guanti, maschere e camici idroreppellenti: tutto è andato bene e abbiamo altri due malati sieropositivi che attendono un nuovo fegato". Il decorso postoperatorio sarà curato con la collaborazione degli infettivologi dell'Istituto Spallanzani di Roma, che avevano già in cura il paziente. Con questo trapianto si apre una speranza anche per i sieropositivi che fino a ora non potevano entrare nelleliste di attesa. Negli ultimi anni, grazie alle terapie antiretrovirali combinate che riescono a tenere sottocontrollo il virus, l'aspettativa di vita di questi malati è migliorata a tal punto da poter pensare a un inserimento di queste persone nelle lista d'attesa per i trapianti. Naturalmente non tutti i sieropostivi faranno il trapianto, ma chi può lo farà con le stesse probabilità degli altri. Negli ultimi mesi infatti la Commissione nazionale AIDS e il Centro nazionale trapianti hanno approfondito il problema e steso un documento che racchiude le regole scientifiche per effettuare questi interventi e per seguire i malati sieropositivi, dando l'autorizzazione a 4 centri: Genova, Modena, Palermo e Roma. "Questo intervento non è uno scoop scientifico, - ha spiegato Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti - ma il primo passo di uno studio organizzato, nazionale e controllato da un punto di vista scientifico ed etico. Non è una fuga in avanti o una scelta personale, anche se rispettabile sia dal punto di vista del medico sia del malato. Abbiamo lavorato tutti insieme a un protocollo con uno sforzo di attenzione verso il paziente sieropositivo, ma anche di equità del sieropositivo rispetto agli altri e viceversa. Nel momento in cui esiste una parità di condizione che è data dall'inserimento in un'unica lista di attesa, nessuno porta via niente ad un altro e nessuno ha una maggiore probabilità di ricevere il trapianto". Soddisfazione è stata espressa anche dal Prof. Fernando Aiuti, presidente dell'Anlaids: "Accolgo con soddisfazione la notizia. Continuano a cadere le barriere nei confronti dei sieropositivi ai quali era stato negato il trapianto. Il primo passo era stato compiuto con il trapianto di rene. Adesso il trapianto di fegato. Tuttavia è troppo presto per esprimere un giudizio sull'esito dell'intervento". Ottimismo invece da parte del Prof. Ignazio Marino, che nel luglio del 2001, all'Ismett di Palermo, ha effettuato il primo trapianto di rene su di un sieropositivo:" E' il segno di un effettivo passo in avanti dell'Italia in questo settore. Sono serviti mesi di lavoro per arrivare alla stesura del documento che stabilisce le regole ed anche i limiti nell'accesso al trapianto per le persone sieropositive. Si tratta di un protocollo rigido che permetterà anche la raccolta dei dati sugli interventi eseguiti e sui risultati nel medio e lungo periodo. In questo modo sarà possibile un monitoraggio costante volto a verificare l'efficacia del trapianto e le eventuali difficoltà, soprattutto in relazione alla complessa terapia farmacologica post intervento. Personalmente non nutro alcun dubbio sui risultati che si avranno in termini di sopravvivenza e qualità di vita dei pazineti. Anche i dati più recenti, presentati un mese fa in un congresso a Miami dai maggiori esperti di trapianti, confermano che non esistono differenze significative dopo un trapianto di fegato o di rene tra pazienti sieropositivi e sieronegativi. Mi auguro che presto i centri trapianto in Italia offrano tutti, in maniera omogenea, le stesse opportunità terapeutiche". (vipas)
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