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TRAPIANTO DI PANCREAS: EFFICACE PER IL DIABETE TIPO 1

I risultati esaminati nel corso del congresso nazionale della Società Italiana di Diabetologia.

16/10/2005
Il trapianto di pancreas nei pazienti colpiti da diabete di tipo 1 permette di eliminare l’instabilità metabolica nel 90% dei casi e di mantenere l’insulino-indipendenza a 3-5 anni in oltre il 70%, con una riduzione del tasso di mortalità e un effetto positivo sulle complicanze croniche. E’ quanto affermano gli specialisti che si sono riuniti a Riccione per il congresso della Società Italiana di Diabetologia “Panorama Diabete”. “Nonostante il miglioramento delle conoscenze e il continuo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche – ha spiegato il professor Piero Marchetti, del Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo dell’Università di Pisa – la mortalità dei pazienti colpiti da diabete di tipo 1 è da 3 a 6 volte superiore rispetto alla popolazione di controllo. Se poi sono presenti complicanze croniche quali nefropatia e/o neuropatia, la mortalità può aumentare fino a 10 volte. Né va dimenticato che, nel diabetico di tipo 1, la qualità della vita è condizionata dalla necessità della terapia insulinica, con quel che ne consegue in termini di autocontrollo della glicemia, restrizioni dietetiche, limitazioni nella gestione della propria quotidianità. Si comprende bene come, in questo contesto, la possibilità di attuare opzioni terapeutiche capaci non solo di controllare ma di “guarire” il diabete attragga un sempre maggiore interesse”. In questo senso il trapianto di pancreas rappresenta attualmente l’unica procedura in grado di ripristinare e mantenere negli anni il perduto patrimonio beta-cellulare. La storia dei trapianti di pancreas è iniziata a metà degli anni ‘60 e da allora, come riportato dal Registro Internazionale Trapianti di Pancreas, circa 20.000 pazienti diabetici nel mondo (quasi tutti di tipo 1) hanno usufruito di tale procedura. “Il Centro Trapianti dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa – ha proseguito Marchetti – è il primo in Italia per numero di interventi eseguiti e tra i primi in Europa: il programma di trapianto di pancreas è cominciato dal 1996 e dal 2000 ha conosciuto un notevole sviluppo. Negli ultimi 5 anni sono stati eseguiti 30-40 trapianti l’anno, con una percentuale di sopravvivenza dei pazienti di circa il 90% e una normalizzazione dei parametri glico-metabolici ben mantenuta nel tempo. Si è osservato inoltre un miglioramento dei parametri lipidici, della pressione arteriosa, della funzione cardiaca, della retinopatia”. In gran parte dei casi, inoltre, il trapianto di pancreas è associato a quello di rene, per insufficienza renale cronica del paziente. Il trapianto combinato pancreas-rene può così risolvere contemporaneamente il problema metabolico e quello renale, evitando al malato la terapia insulinica e la dialisi e prolungando la sua sopravvivenza. “Ovviamente assieme al trapianto è necessaria la terapia anti-rigetto – ha concluso Marchetti -. Nel breve termine l’auspicio è quello di poter avere a disposizione farmaci immunosoppressori sempre meglio tollerati e sicuri, e, in prospettiva, quello di poter indurre tolleranza nei confronti dell’organo trapiantato, così da poter rendere non necessaria la terapia immunosoppressiva”. Fonte: Comunicato stampa SID
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