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Trapianto di reni da sveglio:
a Torino l’operazione mai compiuta prima.

Intervento record su un paziente di Napoli affetto da una grave insufficienza respiratoria che rendeva impossibili altre tecniche:
è la prima volta in Italia.
“In quattro ore abbiamo conversato di trapianti ma anche di calcio” racconta l’anestesista.

03/09/2015
Il paziente era sveglio e tranquillo, parlava con il medico, curioso di sapere come andasse l’operazione che poteva salvargli la vita, ma anche desideroso di fare quattro chiacchiere, soprattutto di calcio. Ma l’intervento non era di routine: si trattava di un trapianto di rene. Per la prima volta in Italia il trapianto è avvenuto senza anestesia generale, ma con sola anestesia combinata peridurale e spinale. All’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino un rene è stato trapiantato su un uomo di 38 anni di Napoli, affetto da sindrome di Alport. Il donatore è un uomo di 41 anni, morto a Novara per un grave trauma cervicale con conseguente arresto cardiocircolatorio, a cui sono stati espiantati cuore, fegato e reni. Il paziente delle Molinette non avrebbe mai potuto essere sottoposto a trapianto in anestesia generale a causa di una grave insufficienza respiratoria ostruttiva. Per questo motivo è stata utilizzata, per la prima volta in un trapianto, la tecnica dell’anestesia combinata peridurale e spinale. Ciò ha permesso al paziente di ridurre al minimo i rischi e di non avere necessità di rianimazione post operatoria. “Quando è entrato in sala operatoria era molto ansioso - racconta il dottor Fabio Gobbi, anestesista - poi con la sedazione si è man mano tranquillizzato e abbiamo conversato di un po’ di tutto, in particolare di calcio. Non ha mai sentito dolore. E il blocco motorio indotto nella zona da operare ha permesso ai chirurghi di lavorare con la massima tranquillità. L’insufficienza respiratoria del paziente era talmente grave che non avrebbe permesso altre soluzioni, compresa l’anestesia generale che avrebbe comunque reso necessario un ricovero in terapia intensiva”. L’intervento, durato circa quattro ore, è tecnicamente riuscito ed ora l’uomo è ricoverato nel reparto di Nefrologia universitaria, diretto dal professor Luigi Biancone. (Sara Strippoli, Repubblica.it)
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