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TRAPIANTO DI RETINA: PRIMI RISULTATI

Grazie all’impianto di cellule retiniche fetali, alcuni pazienti hanno recuperato parzialmente la vista.

17/07/2008
Il trapianto di retina sembra funzionare. Persone con retinite pigmentosa e degenerazione maculare senile, due condizioni che a lungo andare portano alla cecità, hanno mostrato qualche miglioramento della vista dopo l’intervento, anche a distanza di anni. I risultati sono preliminari, avvertono i ricercatori che hanno pubblicato lo studio sull’America Journal of Ophtalmology, ma sono incoraggianti, anche perché le terapie oggi disponibili per la cura di queste malattie dell’occhio non sono molto efficaci. CELLULE FETALI - Il team dell’University of Louisville, guidato da Norman Radtke, ha trapiantato cellule retiniche fetali in sei pazienti con retinite pigmentosa (una malattia genetica che provoca dapprima riduzione della vista di notte fino alla cecità notturna e anche alla perdita della visione centrale) e in quattro pazienti con degenerazione maculare senile secca (una malattia legata all’età che colpisce la zona centrale della retina con riduzione progressiva della vista: la forma secca, cioè senza essudato, è responsabile del 90 per cento dei casi). Entrambe le patologie, nonostante abbiano cause diverse, portano a una distruzione di fotorecettori della retina. Le cellule retiniche fetali sono state impiantate nell’epitelio pigmentato retinico, che ha la funzione di nutrire i fotorecettori, con l’obiettivo di far crescere nuove cellule capaci di rimpiazzare quelle danneggiate. VERIFICHE – Test successivi hanno dimostrato un miglioramento della vista, significativo e misurabile, in sette pazienti, tre con la retinite pigmentosa e i quattro con la degenerazione maculare. Un miglioramento modesto, che non ha modificato il (cosiddetto) stato di cecità legale per i pazienti, ma comunque miglioramento. «Dopo gli esperimenti sugli animali – ha commentato Radtke – abbiamo ora la prima evidenza clinica che il trapianto può interferire con la perdita progressiva della vista legata a due malattie dell’occhio che possono portare a cecità». In un paziente con retinite pigmentosa il miglioramento visivo (un recupero del 27 per cento della sensibilità alla luce) era ancora presente dopo sei anni dall’intervento , mentre la vista nell’altro occhio ha continuato a deteriorarsi. SENZA RIGETTO – Nonostante una non perfetta compatibilità fra donatore (il feto) e il ricevente (il paziente) non sono emersi problemi di rigetto. La giustificazione che ne danno i ricercatori è che i tessuti all’interno dell’occhio godono di una speciale «protezione immunologica». Curiosamente hanno poi osservato che in due casi la visione è migliorata anche nell’occhio non sottoposto a trapianto, ma per questo non hanno al momento alcuna spiegazione. Per verificare questi risultati preliminari saranno necessari altri studi e intanto qualcuno comincia a sollevare dubbi etici legati al fatto che le cellule vengono prelevate da feti abortiti e dubbi sulla effettiva disponibilità di queste cellule qualora la tecnica del trapianto venga introdotta nella pratica clinica. Forse l’uso di cellule staminali potrebbe rappresentare una soluzione (per quanto parziale) al problema. Adriana Bazzi CdS
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