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TRAPIANTO DI VOLTO:I RISULTATI

La donna ha ripreso i contatti con il mondo esterno e si dice soddisfatta dei risultati estetici e funzionali dell'operazione.

21/01/2008
Due anni dopo il primo riuscito trapianto di volto (27 novembre 2005) , eseguito da chirurghi francesi su una donna sfigurata dal proprio cane, non tutta la classe medica è convinta che un'operazione del genere possa diventare pressoché di routine come un trapianto renale o cardiaco. Tuttavia, per gli autori dell'intervento si è trattato di un "fantastico successo", che a ventiquattro mesi di distanza hanno celebrato con un articolo sul numero del 13 dicembre 2007, del New England Journal of Medicine. "È tornata perfetta", dice della sua paziente il dottor Jean-Michel Dubernard, capo del gruppo che ha eseguito la difficile operazione. E in effetti, a giudicare dalle immagini, la donna, Isabelle Dinoire, 48 anni, ha recuperato un aspetto quasi del tutto normale, malgrado le cicatrici. Specie se si pensa a com'era ridotta prima dell'intervento: tutta la parte inferiore del volto, da metà del naso, e parte delle guance, le erano state strappate via dal cane. Non per ferocia, ma per cercare di svegliarla dopo un tentativo di suicidio con overdose di sonnifero. Isabelle non era più in grado né di parlare né di mangiare né di bere: doveva essere nutrita per via parenterale. L'operazione, sei mesi dopo lo scempio, le ha ricostruito il volto grazie ai tessuti donati da una donna morta per ictus, alla quale sono state prelevate anche cellule del midollo spinale, iniettate in Isabelle come prevenzione anti-rigetto. Il rischio principale che corre la donna, infatti, è che il suo organismo respinga i tessuti innestati, non riconoscendoli come propri. Per questo, sarà costretta per tutta la vita ad assumere medicinali specifici, che hanno pesanti conseguenze collaterali. Inoltre, la sua riabilitazione è stata lunga e difficile, piena di complicanze, compresi un'insufficienza renale e due episodi di parziale rigetto. Oggi, tuttavia, è una persona che può compiere una vita pressoché normale. (vipas)
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