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TRAPIANTO PEDIATRICO: IMPLICAZIONI PSICOLOGICHE E COMPORTAMENTALI

Uno studio pubblicato su Pediatric Transplantation ha analizzato i cambiamenti nello sviluppo cognitivo e comportamentale in un gruppo di 47 bambini sottoposti a trapianto di cuore o di polmone.

29/06/2005
I trapianti di cuore e di polmone si stanno sempre più affermando come opzione terapeutica per i bambini con patologie cardiache e polmonari all’ultimo stadio e i risultati raggiunti sono molto soddisfacenti. Queste evidenze portano a focalizzare l’attenzione sulle implicazioni psicologiche di tali interventi sia nel breve sia nel lungo periodo. Uno studio pubblicato su Pediatric Transplantation ha analizzato i cambiamenti nello sviluppo cognitivo e comportamentale in un gruppo di 47 bambini sottoposti a trapianto di cuore o di polmone, osservandoli a 12 mesi e a 2 anni dall’intervento. Il gruppo era composto da 24 maschi e 23 femmine che all’epoca del trapianto avevano un’età media di 8,3 anni, in un range osservato compreso tra 0,3 a 15,1 anni d’età. Attraverso l’utilizzo di scale di misura ampiamente condivise e validate sono state effettuate numerose verifiche sui livelli di sviluppo, le capacità cognitive, i problemi comportamentali; i risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti in un gruppo di bambini sani. Per i bimbi sotto i tre anni e mezzo di età sono stati inizialmente riscontrati punteggi più bassi nei parametri di sviluppo, in particolar modo con riguardo alle scale della coordinazione occhio-mano e nel valore totale di quoziente intellettivo. Sebbene tutti i valori fossero, infatti, all’interno del range di normalità, quelli dei bambini sottoposti a trapianto risultavano significativamente più bassi. Al contrario, nei bambini più grandi, non si evidenziavano cambiamenti in nessuna delle misurazioni di capacità cognitiva o di rendimento scolastico. Il tasso di problemi comportamentali in casa, a 12 mesi dal trapianto, era del 23% più alto di quello nei bambini sani ma questo valore scendeva drasticamente a due anni dal trapianto attestandosi sul 9%. Gli autori dello studio concludono che, a due anni dal trapianto, solo una minoranza di bambini e adolescenti manifesta difficoltà psicologiche e che le aree di maggiore criticità sono lo sviluppo cognitivo nei più piccoli e i problemi comportamentali in casa per i più grandi. (Fatti e cifre n. 73)
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