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Trapianto polmonare da donatori ultrasettantenni, si può fare.

Da Trapianti.net

30/09/2015
I bassi tassi di donazione e la crescente domanda di trapianto di polmone hanno portato i centri a prendere in considerazione anche i polmoni di donatori con criteri di idoneità allargati. Probabilmente, ad oggi, il più grande segmento rimanente di potenziali donatori di polmone è quello dei donatori anziani, tra l’altro già presi in considerazione e utilizzati con successo nei trapianti viscerali (Jiménez-Romero C, et al. Using old liver grafts for liver transplantation: Where are the limits?. World J Gastroenterol. 2014). Al contrario, questa opportunità non è stata presa in considerazione per i trapianti toracici, tanto che il trapianto di polmone con donatori di età ≥70 anni viene raramente segnalato e, nella maggior parte dei casi, gli esiti dei riceventi sono sconosciuti (Zych, B, et al. Lung transplantation from donors outside standard acceptability criteria—are they really marginal? Transpl Int. 2014). In questo articolo vengono presentati, per la prima volta, i risultati di una serie di trapianti polmonari, effettuati da un singolo centro con donatori di età ≥ 70 anni, raffrontati con trapianti polmonari da donatori più giovani. Presso il centro di chirurgia toracica di Hannover, Germania, tra marzo 2011 e luglio 2014, sono stati eseguiti 440 trapianti polmonari bilaterali da 413 donatori di età <70 anni e 27 da donatori di età ≥70 anni. Le caratteristiche dei donatori non differivano per sesso, tempo di ventilazione meccanica e pressione parziale di ossigeno (PaO2). I donatori più anziani presentavano con frequenza minore, rispetto ai più giovani, storia di fumo (43,7% vs 14,8%, p = 0.003) o broncoscopie anomale (52,9% vs 15,8%, p = 0,002). I destinatari che avevano ricevuto polmoni da donatori di età <70 anni erano più giovani rispetto a quelli trapiantati con polmoni di donatori con età ≥70 anni (49,8 vs 58 anni (p <0,0001), così come le diagnosi sottostanti non differivano significativamente tra i due gruppi. La conclusione a cui giungono gli autori è che l’utilizzo di polmoni da donatori di età ≥70 anni è sicuro e non compromette in alcun modo la sopravvivenza dei riceventi. Tuttavia, i risultati spirometrici post-trapianto dei pazienti che avevano ricevuto polmoni di donatori ultrasettantenni indicavano migliori risultati funzionali nei riceventi con enfisema rispetto a quelli con fibrosi polmonare idiopatica. In un contesto ideale è chiaro che sarebbe meglio utilizzare i polmoni di un ventenne sano che non ha mai fumato, ma è un lusso che oggi non possiamo permetterci e, in generale, se l’alternativa è la morte certa, bisogna chiedersi “è meglio un polmone a rischio o nessun polmone?” (Moreno P, et al. Extended recipients but not extended donors are associated with poor outcomes following lung transplantation. Eur J Cardiothorac Surg. 2014). D’altro canto la qualità degli organi disponibili è legata, in generale, all’attuale stile di vita: un quarto dei donatori è oggi obeso, dunque con un maggiore rischio cardiovascolare, e il numero dei donatori ultrasettantenni è quadruplicato nell’ultimo decennio (Sommer W, et al. Extended criteria donor lungs and clinical outcome: results of an alternative allocation algorithm. J Heart Lung Transplant. 2013). Questi sono dati demografici oggettivi di cui bisogna prendere atto e con i quali ci si confronterà sempre più spesso anche nel mondo dei trapianti. Sapere che i polmoni di donatori ultrasettantenni non pregiudicano la sopravvivenza dei pazienti che li ricevono è certamente di grande conforto e apre a maggiori opportunità di trapianto. Bibliografia Sommer W, Ius F, Salman J et al. Survival and spirometry outcomes after lung transplantation from donors aged 70 years and older. J Heart Lung Transplant. 2015; pii S1053-2498 (15) 01289-9
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