indietro

TRE ANNI FA IL PRIMO TRAPIANTO SU PAZIENTE SIEROPOSITIVO

Sta bene il primo paziente italiano sieropositvo sottoposto a trapianto di rene.

12/09/2004
"Mi sento meravigliosamente bene". Non ha esitazioni, dubbi o rimpianti Paolo, 38 anni, il primo paziente italiano sieropositivo al virus Hiv sottoposto a trapianto esattamente tre anni fa. Era l'agosto del 2001 quando a Palermo l'equipe guidata dal professor Ignazio Marino esegui' il trapianto di rene sul giovane paziente grazie alla donazione da parte del padre. L'intervento si concluse positivamente eppure suscito' subito critiche e perplessita'. Di fatto quell'intervento apri' la strada a un dibattito interno alla comunita' scientifica italiana che porto' a far si' che i trapianti oggi rappresentino una terapia disponibile anche per i sieropositivi, fino ad allora esclusi a priori dalle liste d'attesa. Per Paolo quel giorno e' cominciata una nuova vita, libero dalla dialisi e dai limiti che essa impone: "Dopo il primo periodo in cui dovevo sottopormi a controlli molto ravvicinati, ho ripreso a lavorare normalmente, cosa che non riuscivo a fare quando ero in dialisi. Un po' alla volta tutto e' tornato come prima della malattia. Ora mi sento come se avessi recuperato dieci anni di vita, vado in palestra, in piscina, in bicicletta e sono felice di condurre un'esistenza come quella di tutti gli altri". Il meritato lieto fine passa tuttavia attraverso molte vicissitudini a partire dalle difficolta' per trovare un centro trapianti disponibile ad accettare il paziente e a operarlo: "I medici che mi seguivano al Centro dialisi mi dicevano che era impossibile pensare al trapianto perche' seguendo la terapia per l'Hiv non avrei potuto prendere i farmaci antirigetto". In realta' l'idea che soggetti immunodepressi non potessero assumere farmaci soppressori delle difese immunitarie era stata smentita da alcuni studi pubblicati nel 1992 che avevano dimostrato come alcuni dei farmaci antirigetto piu' diffusi, come la ciclisporina o il tacrolimus, hanno proprieta' antiretrovirali e quindi non sono pericolosi ma anzi possono essere complementari con la terapia per l'Hiv. "Sara' stata la mia testardaggine oppure il pensiero che quella che conducevo non era un'esistenza che avrei voluto continuare a vivere ma ho iniziato da solo a rivolgermi ai Centri trapianto. Ho ricevuto risposte negative all'inizio, poi ho scritto a Marino a Palermo, trovando l'indirizzo su Internet. In questo caso la risposta e' stata positiva e sono partito per la Sicilia. C'e' voluto quasi un anno di esami, controlli, verifiche per accertare le mie condizioni di salute e la compatibilita' con mio padre, disponibile a donarmi il rene. Poi e' arrivato il sospirato giorno del trapianto e da quel momento la mia vita e' ricominciata ed e' andato sempre bene, sempre meglio". Il caso clinico di Paolo si e' rivelato esemplare anche perche' nei tre anni successivi al trapianto non si sono verificati mai ne' episodi di rigetto, ne' infezioni. Inoltre non e' stata modificata la terapia antiretrovirale che il paziente assumeva prima del trapianto e la sua situazione immunitaria e' addirittura migliorata. "Oggi mi sottopongo ai normali controlli nefrologici come tutti i trapiantati di rene e ai controlli per l'Hiv come tutti i sieropositivi ma vivo una vita piena, nessun limite, nessun problema, non ho avuto nemmeno l'influenza anche se non ho fatto il vaccino". (vipas)
torna su