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Tre trapianti per tre fratelli

A causa di una malattia ereditaria, in poco più di un anno tre fratelli di Ponsacco sono stati sottoposti a trapianti di rene. E ora stanno bene

28/08/2016

I tre fratelli si chiamano Giuseppe, Davide e Benur  e hanno rispettivamente 56, 47 e 43 anni e sono pazienti del reparto di dialisi dell'ospedale di Pontedera. Una sfida difficile, contro un male ereditario che inesorabilmente li ha costretti alla dialisi. «Uno dopo l’altro, come era successo a nostro padre, al nostro nonno, agli zii e come sta accadendo ad altri membri della nostra famiglia — raccontano i tre fratelli —, ma a volte quelle che sembrano le maledizioni possono essere sconfitte. L’importante è studiarle, non avere paura di loro ed essere convinti che alla fine tutti ce la possono fare».

Il sortilegio è stato spezzato dall’amore di tre anonimi donatori, delle loro famiglie e dall’ostinazione e dalla bravura dei medici degli ospedali di Pontedera, Pisa e Siena che li hanno seguiti, curati e infine operati per il trapianto. «Hanno combattuto con coraggio e tenacia contro una malattia ereditaria complicata — racconta il dottor Battista Catania, responsabile del reparto di dialisi — e hanno stravinto la loro battaglia». Sostiene Davide, che con Giuseppe ha messo su un’impresa edile, che quando ha saputo che lo avrebbero operato ha avuto come un’illuminazione.

«Le dieci del mattino, sono al lavoro, squilla il cellulare — ricorda —. È un numero di Pisa. Un dottore mi chiede come sto. E io “mai stato così bene”. “Bravo”, mi dice lui, “allora fai le valige e corri qui all’ospedale che c’è un rene ad altissima compatibilità. È il tuo rene, Davide. Fai presto”. Io inizio a tremare di felicità, come un bambino. Sto rinascendo. Sono rinato». Sostiene Davide che questa sensazione di rinascita ha illuminato anche l’anima dei fratelli. «Come quel sentimento portentoso che è la gratitudine — spiega —. Nessuno di noi conosce il nome del donatore. Sappiamo che non è più in vita, eppure quella sua esistenza scorre in noi. Abbracciamo i suoi cari. Un giorno, forse, lo faremo realmente, e scriveremo un’altra grandissima pagina della nostra storia».

Una storia difficile. La diagnosi che arriva implacabile. «Poi un giorno ecco i reni che smettono di funzionare — continua Davide —, il male cronicizza. Inizia la dialisi e ci si mette in lista per i trapianti ed è qui che arrivano gli angeli». Gli angeli? Sì, medici, infermieri, tecnici di laboratorio. Come Sonia, l’infermiera, e Battista, il dottore. Ma anche Giovanni, Francesco, Marco e i tantissimi altri che a Pontedera, Pisa e Siena hanno seguito «quei tre fratelli speciali» e ora sono lì a fare festa assieme a loro. Davanti alla torta gialla con le lettere di cioccolato.

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