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Tumori al fegato: in Italia 7.000 ogni anno.

Terme di Chianciano: un corso sul tema dei trapianti nei tumori del fegato.

03/02/2011
Organizzato dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (A.I.S.F.) e dalla Società Italiana di Gastroenterologia (S.I.G.E.), è in corso a Chianciano Terme un importante corso di formazione ed aggiornamento per giovani medici dedicato al tema del “Trapianto nei tumori del fegato”. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati oltre 7.000 nuovi casi di tumore al fegato. Il tumore al fegato è più diffuso in Asia, meno negli Stati Uniti e in Europa. L’incidenza europea è di 7 per 100.000 individui l’anno negli uomini e 2 per 100.000 nelle donne, pari a circa il 2 per cento di tutti i tipi di tumore. Circa il 7 per cento dei pazienti con tumore epatico ha un’età superiore a 65 anni. Non è ancora noto l’esatto meccanismo con il quale si sviluppa il tumore del fegato e restano molti punti da chiarire. Le principali cause dello sviluppo di un epatocarcinoma sono l’epatite B e l’epatite C, in particolare se hanno dato esito ad un quadro di malattia cronica quale la cirrosi. Quasi il 70% dei pazienti con epatocarcinoma è portatore di una di queste due epatiti. Per tale motivo viene consigliato ai pazienti positivi all’epatite B o all’epatite C di controllarsi periodicamente. I tumori del fegato di piccole dimensioni non danno alcun sintomo. I tumori di dimensioni più grandi possono invece causare dolori alla schiena, senso di peso e di tensione all’addome e disturbi della digestione. Quando l’epatocarcinoma raggiunge stadi ancora più avanzati insorgono i sintomi dell’insufficienza epatica come ittero ed ipertensione portale. Il trapianto è in teoria la terapia più efficace, rimuovendo sia il tumore che il fegato. Purtroppo la cronica carenza di donatori non consente di poter candidare al trapianto tutti i pazienti con epatocarcinoma. Criteri accettati per l’inserimento in lista di attesa, oltre a quelli generali per il trapianto, sono: impossibilità di poter eseguire la resezione epatica; presenza di un singolo nodulo di dimensioni inferiori 5 cm; presenza di non più di 3 noduli, nessuno di dimensioni maggiori di 3 cm. La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti trapiantati che rientrano nei criteri giunge anche all’80 per cento.
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