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U.S.A.: i primi passi per arrivare ad un fegato artificiale trapiantabile.

In uno studio pubblicato su “Nature Medicine” online gli scienziati descrivono l'impiego di tessuto strutturale di fegato di ratto come “impalcatura” per la crescita del tessuto “rigenerato” da nuove cellule di fegato.

16/06/2010
Un team guidato dai ricercatori del “Center for Engineering in Medicine” del Massachusetts General Hospital (U.S.A.) ha sviluppato una tecnica che permetterà di ottenere fegati di ricambio trapiantabili. Nella loro relazione, pubblicata su “Nature Medicine” online, gli scienziati descrivono l’impiego di tessuto strutturale di fegato di ratto come “impalcatura” per la crescita del tessuto “rigenerato” da nuove cellule di fegato. Gli studiosi hanno spiegato che la tecnica di “decellularizzazione” degli organi lascia intatto il sistema vascolare, facilita il ripopolamento della matrice strutturale e la conseguente sopravvivenza e funzionalità delle cellule epatiche introdotte in un secondo tempo. Lo studio descrive il perfezionamento di un approccio già tentato, per la messa a punto di cuori di ricambio nei ratti, nel 2008 dai ricercatori dell’Università del Minnesota. Dal momento che il tessuto del fegato è molto più delicato di quello muscolare del cuore, il team di Uygun ha sviluppato un metodo più dolce per il lavaggio delle cellule viventi fuori dalla matrice strutturale del fegato composta per lo più di tessuto connettivo, come il collagene. Dopo che le cellule sono state rimosse, restano intatte sia la struttura lobulare del fegato che la sua matrice extracellulare. Si tratta di un’impalcatura contenente i segnali biochimici specifici che sarebbero in grado di dirigere le nuove cellule epatiche al posto giusto, per riprendere la loro funzione mantenendo intatta l’intricata rete di vasi sanguigni. Un’altra tecnica innovativa è stata utilizzata anche per reintrodurre gli nella matrice “pulita”. L’impalcatura così ripopolata ha funzionato come un fegato normale per un massimo di 10 giorni in coltura. Inoltre gli innesti sono stati poi collegati con successo al sistema circolatorio di ratti viventi, mostrando un minimo danno cellulare e una normale funzionalità degli epatociti.
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