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Un nuovo approccio comunicativo favorisce il consenso alla donazione

Da Trapianti.net

16/02/2017

L’articolo analizza l’impatto cha ha avuto l’adozione di  un diverso approccio di comunicazione tra il personale medico della terapia intensiva e i parenti dei pazienti sul tasso di consenso alla donazione, che rimane il principale fattore limitante la disponibilità di organi (Ghorbani F, et al. Causes of family refusal for organdonation.Transplant Proc 2011).

Lo studio monocentrico è stato condotto presso un’unità di terapia intensiva con 18 posti letto di un Ospedale Universitario di Roma e riferisce sul tasso di consenso alla donazione prima e dopo l’introduzione del nuovo approccio di comunicazione.

Si tratta di un approccio in cui medici, infermieri, psicologi e volontari sostengono i familiari in tutto il processo di cura che coinvolge il loro caro, cercando, da un lato, di acquisire informazioni sullo sfondo sociale e culturale della famiglia del paziente su cui regolare la comunicazione e, dall’altro, di comprendere la volontà del paziente.

Il protocollo interno, adottato nel centro dal 2013, prevede diverse innovazioni. Tra queste l’introduzione di un approccio di comunicazione multidisciplinare che prevede un nuovo ruolo per le figure non mediche, come psicologi e volontari, una maggiore attenzione allo stato emotivo dei parenti e l’attuazione del progetto denominato “Open ICU” ovvero lo svolgimento del colloquio nella stanza intensiva del paziente.

I parenti dei pazienti in morte cerebrale vengono sistematicamente avvicinati secondo le procedure di tale protocollo ispirato alle Linee Guida  NICE, che distingue temporaneamente due fasi: comunicazione della morte cerebrale e proposta di donazione (NICE Guideline 135: Organ donation for transplantationwww.nice.org.uk/guidance/CG135).

In sostanza le Linee Guida affrontano le modalità di comunicazione di fine vita e lo sviluppo di una relazione di sostegno con i familiari dei potenziali donatori a cuore battente.

Durante il primo colloquio il personale medico raccoglie i bisogni e i sentimenti della famiglia e ripercorre la storia del paziente fino al recente evento acuto. In questa fase il colloquio mira anche a individuare i principali operatori sanitari e a stabilire il programma per i giorni successivi.

Il protocollo è tuttavia ben definito e prevede diverse fasi che vanno dalla calda accoglienza al paziente e alla sua famiglia, fino al prendersi cura dei bisogni in modo multidisciplinare.

Per valutare se l’introduzione del nuovo protocollo di comunicazione ha aumentato il tasso di consenso, sono stati confrontati i risultati prima e dopo l’introduzione del nuovo protocollo (2007-2012 e 2013-2015) valutando il numero di eventi (morti cerebrali) e i tassi di rifiuto (espressi in %).

Nel periodo in esame sono stati studiati 291 pazienti in morte cerebrale, con il tasso di consenso che è aumentato dal 71% nel periodo pre-intervento (2007-2012) al 78,4% nel periodo post-intervento (2013-2015) e un incremento dell’82.75% nel periodo 2014-2015.

Secondo gli autori, con l’Open ICU è stato introdotto un concetto innovativo, ovvero il colloquio con i parenti non più in un luogo separato e impersonale, ma al capezzale del paziente, cioè fisicamente vicini al loro amato, nello stesso ambiente, con gli stessi suoni, dove il paziente, la sua famiglia e il medico, sono elementi centrali del stessa scena nello stesso momento.

La possibilità per i parenti di essere fisicamente vicini al loro amato durante la ricezione di una cattiva notizia, può lenire il loro dolore, facilitare domande su macchinari e terapie con cui non hanno familiarità e ridurre gli errori legati a un’interpretazione soggettiva della realtà.

In questo modo il medico ha modo di ascoltare con rispetto le preoccupazioni dei parenti, permettendo di elaborare le loro emozioni e, allo stesso tempo, riesce a trasmettere informazioni chiare e oggettive.

Una menzione speciale gli autori rivolgono agli infermieri che sono probabilmente gli operatori sanitari che trascorrono più tempo con i pazienti e che, in questa particolare esperienza di Open ICU, spesso lavorano mentre parenti sono in camera, consapevoli che il loro rapporto con il paziente e con i parenti è unico e che ciò contribuisce significativamente all’assunzione del processo di cura, anche nel fornire eventuali spiegazioni di ciò che i medici hanno detto durante il colloquio.

Tutto ciò fa parte di quel percorso di umanizzazione dei trattamenti sanitari, su cui gli ultimi due decenni hanno testimoniato un interesse crescente, dimostrando che, anche nella comunicazione di fine vita, lo sviluppo di una buona relazione empatica con i familiari e il prendersi cura dei loro problemi emotivi durante il processo di cura del loro congiunto, sono fattori che portano le famiglie a optare per la donazione (Murray L, et al.  Communication and consent: discussion and organ donation decisions for self and family. Transplant Proc 2013).

D’altra parte, quando si tratta di pazienti in condizioni molto critiche, il processo di cura del personale medico deve essere indirizzata verso i parenti più che verso i pazienti, che continuano a ricevere un’elevata qualità delle cure. I parenti invece, sono costretti dalle condizioni del loro caro a un ruolo non voluto, che coinvolge il disagio, la dipendenza e l’ansia rendendoli vulnerabili e bisognosi di aiuto, per cui il personale sanitario deve essere pronto a farsene carico.

In questa esperienza l’introduzione di un approccio sistematico per la comunicazione tra i parenti del potenziale donatore e il personale medico, svolto non più in un ambiente impersonale, è stato associato a una riduzione quasi 2 volte il tasso di rifiuti alla donazione.

Sono risultati che sottolineano e confermano l’importanza di una comunicazione efficace con i parenti e la necessità di dedicare loro attenzione e tempo, soprattutto in terapia intensiva dove devono essere pienamente integrati nella routine del reparto. (Bocci MG, et al. Defining needs and goals of post-ICU care for trauma patients: preliminary study. Minerva Anestesiol, 2016).

 

Boccia MG, D’Alò C, M. Antonelli, C. Sandroni, et al. Taking care of relationships in the intensive care unit: positive impact on family consent for organ donation. Transplantation Proceedings 2016; 48 (10): 3245–3250.

 

(Trapianti.net)

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