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Un nuovo test identifica precocemente il rigetto d’organo.

Attualmente si ricorre alla biopsia renale.

23/12/2014
Il rigetto acuto colpisce circa il 20% dei trapianti di rene e necessita di essere rilevato in modo rapido per poterlo trattare con cicli di potenti farmaci immunosoppressivi al fine di scongiurare il rischio di fallimento del trapianto. L’attuale metodo (quantomeno il più utilizzato) per la rilevazione di rigetto acuto, quando i livelli serici di creatinina cominciano a salire, è la biopsia renale. Tuttavia, diverse condizioni possono modificare i livelli di creatinina e non è detto che ad ogni sua modificazione corrisponda un rigetto. Per di più il rigetto acuto può verificarsi anche senza alterazioni dei livelli di creatinina (rigetto acuto subclinico). Per contro, le biopsie sono approcci diagnostici sempre invasivi. Lo sviluppo di saggi molecolari non invasivi per migliorare la diagnosi delle malattie e il monitoraggio dei pazienti è quindi una necessità assoluta. Nel trapianto di rene, il rigetto acuto aumenta decisamente il rischio di lesioni croniche del trapianto fino al suo fallimento. In questi casi, test diagnostici non invasivi per evitare una diagnosi tardiva di rigetto, sono assolutamente necessari e fondamentali per il paziente (Sigdel TK, et al. Protein and peptide biomarkers in organ transplantation. Biomark Med. 2012). In questo studio, gli autori presentano un algoritmo basato sulla graduale correlazione di espressione genica in 558 campioni di sangue periferico di 436 pazienti trapiantati di rene in diversi centri (Stati Uniti, Messico e Spagna) per l’individuazione e valutazione precoce del rigetto acuto. Allo scopo, i ricercatori hanno utilizzato il test di reazione a catena della polimerasi quantitativa (qPCR) per misurare l’espressione di 43 geni in campioni di sangue raccolti da pazienti che avevano avuto un trapianto di rene, i cui livelli di espressione si modificano durante il rigetto acuto (Li L, et al. A peripheral blood diagnostic test for acute rejection in renal transplantation. Am J Transplant 2012). Hanno quindi identificato un test non invasivo denominato Kidney Solid Organ Response Test (ksort) basato su una serie di 17 geni in grado di discriminare i pazienti con e senza rigetto acuto alla biopsia renale. Tali geni hanno identificato correttamente la presenza di rigetto acuto in 39 campioni di sangue prelevati da 47 pazienti con rigetto (83%) e l’assenza di rigetto in 87 campioni di sangue di 96 pazienti senza rigetto (90,6%). I ricercatori hanno convalidato il test utilizzando 124 campioni indipendenti. Quindi, utilizzando 191 campioni seriali, hanno mostrato che il test è stato in grado di prevedere il rigetto acuto fino a tre mesi prima della rilevazione dello stesso mediante biopsia. Infine, i ricercatori hanno utilizzato il test in 100 campioni di sangue per sviluppare un algoritmo per classificare i pazienti a basso o alto rischio rigetto acuto. Questi risultati descrivono il Kidney Solid Organ Response Test (ksort) come mezzo diagnostico precoce di rigetto che potrebbe aiutare i medici a identificare i pazienti a rischio di rigetto acuto dopo trapianto di rene. Tuttavia il ksort ha bisogno di essere testato in più pazienti prima di essere utilizzato nella clinica, soprattutto perché la sua capacità predittiva è stata confrontata con la biopsia renale che è lungi dall’essere perfetta (Furness PN, et al. Protocol biopsy of the stable renal transplant: a multicenter study of methods and complication rates. Transplantation 2003). Il test si è rivelato sicuramente attendibile nella diagnosi precoce di rigetto ma presenta la limitazione di non riuscire a diversificare il rigetto acuto cellulo-mediato da quello anticorpo-mediato. Questi due tipi di rigetto sono trattati in modo diverso e i clinici avrebbero idealmente bisogno di un test che indicasse con esattezza la forma di rigetto immunitario coinvolta. Per contro la forza del test ksort è il suo elevato valore predittivo (93.21%) in grado di rilevare il rigetto acuto in un campione di sangue periferico. Attualmente l’unico test diagnostico disponibile su sangue periferico per il rilevamento rigetto nei pazienti sottoposti a trapianto può documentare l’assenza di rigetto cellulare moderato o severo nel trapianto cardiaco (ISHLT 3A), ma ha bassa sensibilità per il rilevamento della presenza di rigetto acuto (Deng MC, et al. Noninvasive discrimination of rejection in cardiac allograft recipients using gene expression profiling. Am J Transplant. 2006). Per valutare ulteriormente le prestazioni diagnostiche di predittività del test, i ricercatori si apprestano ad includere il ksort in uno studio prospettico, randomizzato, in doppio-cieco. I risultati di questo studio consentiranno di valutare se il test ksort può essere utilizzato routinariamente come una misura oggettiva e quantitativa del rischio di rigetto acuto nel post-trapianto e se può contribuire ad aggiornare le linee guida di pratica clinica che oggi vengono utilizzate per la stratificazione del rischio immunologico del paziente. Gli autori sono convinti che la metodica ha il potenziale per diventare un esame del sangue semplice, robusto, clinicamente applicabile e molto attendibile. Bibliografia Roedder S, Sigdel T, Salvatierra O, et al. The kSORT Assay to detect renal transplant patients at high risk for acute rejection: results of the multicenter AART study. PLoS Med. 2014 Nov. 11. (Trapianti.net)
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