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Un osso al legno nella top 50 di Time.

É “made in C.N.R.” e si è guadagnata un posto sul celebre quotidiano britannico Time come una delle 50 migliori scoperte dell’anno.

18/01/2010
É “made in C.N.R.” e si è guadagnata un posto sul celebre quotidiano britannico Time come una delle 50 migliori scoperte dell’anno. É un osso di legno realizzato dall’Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici (I.S.T.E.C.) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Faenza. La tecnologia occupa il trentesimo posto della classifica internazionale. Questi impianti ossei, al contrario di quelli metallici o ceramici in uso, non dovranno essere rimossi o sostituiti perché il nuovo materiale viene ricostruito dalle cellule e accolto dall’organismo. “Da anni ci occupiamo di tessuto osseo”, afferma Anna Tampieri, dell’I.S.T.E.C.-C.N.R., “e la tecnologia è già in grado di riprodurre un osso chimicamente simile a quello umano. Ma il nostro obiettivo è ottenere un materiale che abbia le stesse caratteristiche di organizzazione micro-strutturale, elasticità e resistenza meccanica. Una struttura complessa che solo la natura è in grado di mettere in atto”. Da qui è nata l’idea di “prendere in prestito” dagli alberi la materia prima. “Abbiamo individuato”, spiega Tampieri “due piante che hanno caratteristiche morfologico-strutturali ideali: la quercia rossa e il rattan”. In laboratorio, attraverso un processo chimico, il pezzetto di legno viene trasformato in uno “scheletro carbonioso” e, infine, in una struttura di fosfato di calcio complesso. “Questo materiale mantiene inalterata la sua struttura complessa”, spiega la ricercatrice, “viene impiantato al posto della parte mancante di osso e infine riconosciuto come autologo”. Per l’applicazione bisognerà attendere l’esito della sperimentazione in corso: il primo osso di legno è stato innestato nella zampa di una pecora, con un intervento eseguito dall’equipe di Maurilio Marcacci dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. I costi previsti per una protesi dovrebbero essere piuttosto contenuti. L’idea è diventata un progetto, il Templant project, nel 2006, grazie a un finanziamento di tre milioni di euro della Commissione Europea, e coinvolge otto istituti di ricerca europei (Germania, Spagna, Austria, Francia, Olanda, Svezia). L’Italia è rappresentata dall’ I.S.T.E.C.-C.N.R., che è il capofila, dall’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dalla Finceramica S.p.A. di Faenza. Il team è composto da dieci giovani ricercatori, di cui cinque donne. Fonte: Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici del C.N.R.
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