indietro

UN PAESE IN DIALISI

L'Italia conta circa 40 mila dializzati. Tutti teoricamente candidati al trapianto.

13/07/2007
La malattia renale in Italia è in continua espansione con una crescita annua circa del 5 per cento, spiega sull'Espresso il presidente della Società Italiana di Nefrologia, Carmine Zoccali. Un dato che si spiega guardando alle cause di questa patologia, dovuta per il 90-95 per cento a diabete, ipertensione, obesità: condizioni sempre più diffuse in tutte le fasce di età, ma soprattutto negli anziani. Il risultato è che l'Italia conta circa 40 mila dializzati. Tutti teoricamente candidati al trapianto. Nella realtà il numero però scende drasticamente al 15-20 per cento del totale. "La valutazione per l'idoneità al trapianto viene fatta sulla base dell'età, un limite che si sta spostando sempre più avanti, e sulle condizioni cliniche generali", spiega ancora Zoccali. "Vengono esclusi i pazienti per cui i rischi associati all'operazione sono maggiori dei benefici che se ne possono trarre. In questo modo si rende massimo il successo del trapianto". E l'Italia può vantare una percentuale di successo davvero invidiabile: a un anno dal trapianto è vivo il 97,5 per cento dei pazienti, percentuale che dopo 4 anni passa a 93 per cento. "Quella del trapianto di rene è una terapia di grandissimo successo", commenta Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti. "Lo dimostrano i dati di tutti i centri che, unici in Europa, rendiamo pubblici sul sito del ministero della Salute e quelli che mandiamo al registro europeo dei trapianti a Heidelberg in Germania. Gli altri paesi inviano solo i risultati relativi ai centri di eccellenza, noi abbiamo deciso di mandarli tutti. E nonostante questo siamo tra i migliori. A dimostrazione dello standard che abbiamo raggiunto". Dal 2000 a oggi in Italia i trapianti di rene sono cresciuti del 30 per cento, passando da poco più di 1.300 a circa 1.700 all'anno (di cui solo il 6-7 per cento viene eseguito da donatore vivente). "Si tratta del trapianto più frequente, e la ragione è semplice: per ogni donatore abbiamo due organi", spiega Nanni Costa. Nonostante questo la lista di attesa è quella più lunga: alla fine del 2006 erano 6470 i pazienti in attesa di un rene, contro i 1729 in attesa di fegato e 727 per un cuore. Un dato che da una parte parla del grande successo della terapia per l'insufficienza renale, la dialisi, che consente di far vivere i malati per molto tempo con effetti collaterali non devastanti; dall'altra della scarsità, comune a tutti i paesi, degli organi donati. Pratica che negli ultimi anni è stata fortemente caldeggiata attraverso campagne di sensibilizzazione, tanto che in Italia siamo passati da 5,8 donatori per milione di abitanti del 1992 a 21,6 nel 2006, ma che ancora trova ostacoli di tipo etico e sociale. Per i malati a lungo in attesa l'analisi dei dati sulle liste dimostra che c'è un vantaggio, seppur piccolo, a essere iscritti presso il Nord Italian Transplantation Program: nelle regioni settentrionali è maggiore il numero di organi donati e quindi c'è un bacino maggiore da cui poter attingere. Vantaggio che almeno al centro viene cancellato dal programma messo a punto dall'Airt proprio per questo tipo di pazienti. La possibilità di iscriversi a due liste d'attesa in regioni diverse viene appunto incontro a quella che altrimenti sarebbe una discriminazione nei confronti dei pazienti residenti al sud, la scarsità di donatori. "La mobilità dei malati è una realtà sul territorio, mentre invece è piuttosto scarsa fuori Italia: dall'analisi dei moduli per la richiesta di trapianto all'estero presentati nelle Asl possiamo dire che non è più del 3 per cento rispetto ai pazienti inseriti nelle liste italiane la percentuale di italiani che va all'estero. Mentre cominciamo a registrare qualche caso di richiesta per venire in Italia, sia per sottoporsi a dialisi sia per il trapianto", conclude Nanni Costa. Fonte: Letizia Gabaglio. Un paese in dialisi. L'Espresso, 30 maggio 2007.  
torna su