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UN SOLO FARMACO CONTRO IL RIGETTO

I primi risultati del protocollo messo a punto dal prof. Thomas Starzl.

04/09/2003
Non più un cocktail di farmaci da assumere due o tre volte al giorno per scongiurare il rischio di rigetto dopo un trapianto d'organo, ma un unico farmaco una sola volta a settimana. Il risultato più tangibile ed immediato del recente e significativo protocollo clinico messo a punto da Thomas Starzl, il chirurgo americano che ha eseguito nel 1963 il primo trapianto di fegato, è di rendere più leggera la terapia post trapianto basandosi su un metodo che non disarma completamente il sistema immunitario, ma gli permette di continuare a difendersi dalle aggressioni esterne di virus, batteri e funghi, pur facendogli tollerare il nuovo organo. Il vero obiettivo, a lungo termine, è la cosiddetta "tolleranza immunitaria", ovvero l'educazione del sistema immunitario di un paziente sottoposto a trapianto ed arrivare ad eliminare del tutto la terapia immunosoppressiva. L'idea non è nuova ma ci sono voluti molti anni di ricerche per arrivare a risultati significativi ed incoraggianti. Il protocollo, in sperimentazione da poco più di un anno, si basa sulla combinazione di due principi terapeutici: il pretrattamento del ricevente e la drastica riduzione della terapia immunosoppressiva post trapianto. La prima fase della strategia di Starzl consiste nell'utilizzare un vecchio farmaco immunosoppressore, la timoglobulina, in modo nuovo: anziché dopo il trapianto, il farmaco viene dato al paziente 612 ore prima dell'intervento, con lo scopo di inibire la funzione dei linfociti T del ricevente e renderli meno aggressivi e preparare in questo modo l'organismo ad accogliere il nuovo organo. Poi, subito dopo l'intervento, si avvia la terapia antirigetto utilizzando un unico farmaco, il tacrolimus, in dosi molto basse. La terapia farmacologica viene somministrata sempre in dosi ridotte, anche se si riscontrano alcuni segni di rigetto, contrariamente all'approccio tradizionale, orientato ad intensificare in modo aggressivo la quantità di immunosoppressione per proteggere l'organo trapiantato. Solitamente il rigetto si manifesta in modo lieve e, anche per questo, la terapia viene proseguita senza innalzare le dosi dei farmaci. Alla fine il rigetto viene risolto spontaneamente e il sistema immunitario raggiunge uno stato vicino alla tolleranza. Il concetto elaborato da Starzl è dunque quello di "educare" il nostro sistema immunitario a tollerare quasi spontaneamente il nuovo organo. Il trial, avviato su 96 pazienti sottoposti a trapianto (31 di fegato, 40 di rene, 10 di renepancreas, 4 di pancreas, 9 di intestino e 2 multiviscerali) ha dato risultati incoraggianti: 43 pazienti sono riusciti a ridurre gradualmente la terapia antirigetto arrivando ad assumere una sola dose di farmaco ogni 2, 3, 7 o addirittura 14 giorni. Se questi risultati saranno confermati da studi più approfonditi e di lungo periodo potremo davvero parlare di un radicale cambiamento nella concezione della terapia antirigetto: una terapia più facile da seguire, che non indebolisce troppo il sistema immunitario ma gli permette di continuare a reagire. In ogni caso, anche se non si arriverà alla sospensione totale dei farmaci, una riduzione drastica, fino all'80 per cento, contribuirà a diminuire il rischio di infezioni e degli altri effetti collaterali nocivi causati dall'assunzione dei farmaci immunosoppressori per lunghi periodi di tempo, con un sensibile miglioramento della qualità della vita dei pazienti trapiantati. Ignazio Marino, Direttore del Centro di Chirurgia e di Trapianti di Fegato, Jefferson Medical College, Philadelphia, USA
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