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Una mano bionica per l'uomo che si era fatto amputare l'arto trapiantato dal chirurgo Lanzetta.

È il primo trapiantato in Italia a usare una protesi bionica.

15/11/2013
Una mano bionica per Walter Visigalli, il centralinista lodigiano che per 13 anni ha vissuto con un arto trapiantato. Nel giugno scorso non ha retto all'ennesima crisi di rigetto e con Marco Lanzetta, il chirurgo che l'ha operato nel 2000, ha deciso di farsi amputare la mano. Ora la sua vita continua con un arto intelligente. Oggi, a distanza di pochi mesi dall'amputazione, Visigalli torna alla ribalta della cronaca perché, come assicura Lanzetta, «è il primo trapiantato in Italia a usare una protesi bionica». Non si tratta di una mano artificiale qualsiasi, ma di un arto intelligente che, grazie a una sofisticata tecnologia, gli consentirà, se tutto andrà bene, di “sentire” quello che tocca, muovendo mano e dita come se fossero le sue. Quella di Walter Visigalli, un uomo che non si è arreso mai di fronte alle avversità, è una mano bionica “made in Italy”, creata da una equipe di ingegneri che ha lavorato con Lanzetta, medico spesso criticato per i suoi interventi considerati estremi. Ma lui da vero pioniere prosegue per la sua strada ed ora è pronto a rilanciare la sua sfida, con la mano bionica «un progetto destinato a rivoluzionare il settore dei trapianti di arti in Italia e nel mondo». In questa nuova battaglia Lanzetta ha come alleato Walter Visigalli, 48 anni, pronto a tutto pur di recuperare quella normalità che lui ha visto svanire a 22 anni, quando ha perso la mano in un incidente. Quella menomazione lo tormentava, così, a 35 anni, ha accettato di sottoporsi al trapianto dell'arto. Il suo sogno era quella di poter accarezzare la figlia e riavere una mano, anche se non sua, per riprendere la vita di sempre a fianco della moglie, Pierangela Riboldi, 57 anni, infermiera. Lunedì prossimo, Walter Visigalli è pronto a raccontare la sua vita con la “mano bionica” che da settimane sta sperimentando, con un intenso programma di riabilitazione, all'ospedale San Gerardo di Monza, dove il professor Lanzetta è entrato a far parte della divisione della chirurgia della mano, uno dei poli di eccellenza italiani. Con il medico e il suo paziente, ci sarà tutta l'equipe di ingegneri che ha messo a punto la protesi destinata ad aprire un nuovo capitolo nella storia dei trapianti. Laura Asnaghi, Repubblica
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