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Una tecnica di ossigenazione recupera polmoni da trapiantare altrimenti considerati non idonei, e ne allunga la disponibilità

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature

14/07/2020

Un team multidisciplinare del Vanderbilt University Medical Center (VUMC) e della Columbia University ha dimostrato che i polmoni di donatori umani feriti, e per questo scartati per il trapianto possono essere recuperati. La nuova tecnica, descritta in uno studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista scientifica Nature Medicine, ha il potenziale per aumentare l’offerta di polmoni disponibili per il trapianto, salvando la vita di persone che altrimenti morirebbero in attesa di donatori, aspettando di scalare posizioni nella lista dei trapianti.

I polmoni: difficili da usare
I polmoni sono l’organo meno utilizzato per il trapianto: solo il 20% di quelli ottenuti da donatori è considerato in condizioni accettabili. A dirlo è l’autore dello studio Matthew Bacchetta. Bacchetta, professore associato di Chirurgia toracica e Ingegneria biomedica presso il VUMC afferma: "Se potessimo migliorare il tasso di accettazione del 20% e portarlo ad un 40%, o addirittura ad un 50%, elimineremmo essenzialmente le nostre liste d’attesa e saremmo effettivamente in grado di consentire il trapianto a più persone".

Circolazione incrociata, polmone recuperato
Bacchetta e i suoi colleghi hanno dimostrato in una precedente ricerca che una tecnica di circolazione incrociata applicata su animali non solo ha supportato ma ha riabilitato i polmoni delle cavie per ben quattro giorni. La ricerca attuale estende questo successo anche ai polmoni umani considerati troppo danneggiati per il trapianto, conservandoli per 24 ore. Le malattie polmonari sono la terza principale causa di morte a livello globale, e il trapianto è l’unica cura definitiva per i pazienti che si trovano nella fase terminale della malattia.
L’attuale standard di cura per i polmoni da donatore è la perfusione polmonare ex vivo (EVLP), un sistema di supporto meccanico che può preservare i polmoni fino a otto ore ma ha mezzi limitati per riabilitarli. Lo studio ha dimostrato che un polmone irrecuperabile per la EVLP potrebbe essere riabilitato utilizzando la piattaforma xenogenica: collegare alla circolazione sanguigna di un ospite terzo (in questo caso maiali) gli organi li recupera e rigenera.
Senza dubbio, la EVLP è stato un punto di svolta per il trapianto di polmone, ma rimane limitata nella sua capacità di rianimare i polmoni gravemente feriti”, ha detto Bacchetta.

La piattaforma xenogenica per recuperare polmoni
La piattaforma xenogenica offre agli scienziati due percorsi di ricerca immediati. Innanzitutto, offre una nuova opzione per le soluzioni di trapianto precedentemente considerate troppo danneggiate. In secondo luogo, la piattaforma xenogenica consente di preservare i polmoni per testare ulteriori interventi terapeutici. E c’è di più: la piattaforma a circolazione incrociata può essere utilizzata per recuperare altri organi e tessuti umani, inclusi fegati, cuori, reni e arti. La circolazione incrociata, in sintesi, può eliminare la carenza di donatori.
Questa scoperta ha profonde implicazioni per la cura dei pazienti. Soprattutto offre speranza ai pazienti che altrimenti morirebbero in attesa di un organo.

(Futuroprossimo.it)

 

 

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