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USA: due sorelle scarcerate solo se una dona un rene.

Mississippi: Gladys e Jamie Scott erano state condannate a due ergastoli ciascuna per aver rapinato 11 dollari nel 1993 insieme con tre complici, già liberi. Se la prima darà l’organo all’altra, sottoposta a dialisi, avranno la libertà condizionata.

31/12/2010
Pescate un rene e uscite di prigione. Così si gioca al torvo “Monopoli” della giustizia nello Stato che fu il più razzista e segregato d’America, il Mississippi, dove un rene è la carta che le sorelle Scott, ergastolane per rapina, dovranno calare per ordine del governatore se vorranno tornare libere. La condanna a due ergastoli per ciascuna sarà commutata in libertà condizionata se Gladys Scott donerà uno dei suoi reni alla sorella maggiore Jamie malata di insufficienza renale cronica. Non per giustizia, per umanità o perché finalmente i giudici e il governatore del Mississippi Hailey Barbour si siano convinti che due ergastoli a testa per avere rapinato 11 dollari nel 1993 fossero una pena leggermente eccessiva per due ragazze senza precedenti penali. Ma perché in questi tempi di cinte strette nei bilanci statali e di disavanzi ed aumenti fiscali improponibili, quei 150 mila dollari annui spesi per la dialisi di Jamie erano troppi. Se la soluzione del trapianto in cambio della libertà sembra grottesca, quella “libbra di carne” che la trentaseienne Gladys pagherà per uscire e regalerà alla trentottenne Jamie è il colpo di genio che il governatore Barbour, un repubblicano sudista duro e puro con qualche ambizione presidenziale per il 2012, ha avuto per liberarsi di questo caso ingombrante. L’ergastolo inflitto a Gladys e Jamie nel processo del 1994 era stato visto, soprattutto dalla comunità afro del Mississippi, come una mostruosità giuridica, un altro, ennesimo esempio di come la giustizia nel sud degli Stati Uniti sia ancora oggi erede dei tempi oscuri nei quali attivisti per i diritti civili potevano essere uccisi e sepolti impunemente nelle cave, per la sola colpa di volere iscrivere i neri alle liste elettorali. Le due sorelle avevano partecipato alla rapina di un automobilista di passaggio, insieme con tre complici, un colpo che aveva fruttato 11 dollari e aveva lasciato incolume la vittima. I tre complici se l’erano cavata con cinque anni. Le due donne, giudicate le “capo banda”, avevano ricevuto gli ergastoli. La notizia che la più grande, Jamie, una ragazza di 21 al momento del crimine, aveva cominciato a soffrire di insufficienza renale ed era condannata alla dialisi a vita senza il trapianto, aveva riacceso la collera delle organizzazioni per i diritti civili e per la giustizia giusta. In un Mississippi dove la storia della segregazione, della discriminazione, dell’odio razziale, delle galoppate dell’«Impero Invisibile», il Ku Klux Klan, è storia di ieri, se non di oggi, la crosta fredda della pace sociale è sempre assai sottile. Picchettaggi e cortei si erano riformati e infuocati quando lo stesso governatore Barbour, già presidente del partito Repubblicano, oggi governatore e presidente dell’associazione dei governatori americani, aveva spiegato in un’intervista a un settimanale di destra, il Weekly Standard, che gli abitanti bianchi della sua città natale, Yazoo, avevano scelto la segregazione e la separazione delle scuole non per razzismo, ma come metodo per evitare la violenza e per tenere sotto controllo il KKK. Un KKK “buono”. Barbour era in acque bollenti, riscaldate, oltre che dalla sua difesa dei “Comitati Civici” che si organizzarono contro la minaccia “nera” con metodi più sottili di quelli brutali del Klan, anche da qualche appiccicoso sospetto di avere intascato molti milioni dalla ricostruzione delle coste del Mississippi stravolte dall’uragano Katrina. Per ripescarlo dalla pentola, ecco le sorelle con due reni funzionanti in due, Gladys e Jamie. Entrambe sarebbero state comunque scarcerabili “sulla parola”, cioè in forma condizionata, nel 2014 e la loro liberazione, anche nel Mississippi, era inevitabile vista l’enormità della pena iniziale. Dunque perché non approfittarne e usare il caso umano per divincolarsi da un caso politico? “Credo che abbiano pagato abbastanza il loro debito con la società” ha tromboneggiato Barbour (il conto finale sarà di un anno di carcere per ogni 70 centesimi rubati, possono bastare) e che “non presentino più rischi di ripetizione del crimine”. Purché provvedano al più presto al trapianto, saranno liberate. “Le attrezzature sanitarie del carcere non garantivano la sterilità della procedura di dialisi e mettevano a rischio di gravi infezioni la detenuta”. Tutti hanno applaudito la mossa del governatore, compresa la Naacp, la principale organizzazione afroamericana. Mentre le due donne usciranno di prigione grazie a un rene sano (ma chi dovrà pagare per la costosa procedura chirurgica di trapianto e per le cure postoperatorie resta ancora vago) il governatore uscirà dall’angolo nel quale si era chiuso con quell’intervista sconsiderata. Lieto fine con trapianto, nello stato americano che vanta - e per qualcuno è ancora un vanto - il record di ““negri riottosi” torturati, linciati e uccisi dopo la fine dello schiavismo nel 1865, 538 vittime, più dei 490 della Georgia e dei 335 della Lousiana. Ma non Gladys e Jamie, che un rene malato ha strappato al linciaggio legalizzato. (Vittorio Zucconi, La Repubblica)
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