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USA, i perché del declino delle donazioni da vivente.

Da Trapianti.net

11/05/2015
In questa lettera aperta, pubblicata recentemente su Transplantation Direct e di cui si riporta uno stralcio, Francis L. Delmonico, primo firmatario insieme a molti altri professionisti del sistema trapianti mondiale, esprime vive preoccupazioni sul declino dei donatori di rene da vivente negli Stati Uniti. On. Sylvia Mathews Burwell, Segretario della Salute e Servizi Umani, Washington Sig. Segretario, nel 1984 il Congresso approvò la legge Nazionale sul Trapianti di Organi (NOTA). Tale normativa nel riconoscere la valenza sociale della donazione e del trapianto di rene ha sancito un principio etico che ha guidato lo sviluppo del trapianto di organi in tutto il mondo: “gli organi da donatori viventi e cadaveri sono doni preziosi e non devono essere comprati e venduti come beni di mercato”. La crescente domanda di trapianto attualmente supera l’offerta. Nel decennio precedente la collaborazione tra il Dipartimento della Salute e Servizi Umani, le organizzazioni di reperimento di organi, i medici e la comunità tutta hanno prodotto un aumento del 25% del numero di donatori di organi deceduti. Eppure, nel corso degli ultimi dieci anni, negli Stati Uniti, il numero di trapianti di rene (che rappresentano più di due terzi di tutti i trapianti eseguiti), reso possibile anche dai donatori viventi, è diminuito di circa mille unità. Uno dei motivi principali di questo declino è che i donatori che vivono negli Stati Uniti si trovano a dover sostenere in media più di ì 6000 dollari in costi assistenziali, di tasca propria. I potenziali donatori possono non essere in grado di permettersi queste spese e possono non essere a conoscenza dei rigorosi requisiti che offrono la copertura di (alcuni e non tutti) questi costi. Se gli Stati Uniti vogliono aumentare la donazione di organi bisogna cominciare a eliminare questi disincentivi finanziari. Siamo consapevoli che alcune persone hanno recentemente invitato il Presidente e il Congresso ad abrogare, o almeno sospendere, il divieto di NOTA sul pagamento dei donatori di organi. Tuttavia, quando si è guardato ai modi per ridurre la carenza di reni, anche il New York Times ha giustamente concluso che “ci sono molte riforme che possono essere fatte senza ricorrere al pagamento dei reni”. Sappiamo che questi disincentivi comprendono una serie di oneri finanziari, come ad esempio le spese di viaggio e alloggio per la valutazione clinica e chirurgica, i salari persi, i controlli periodici di follow-up, con prestazione di cure mediche legate alla donazione non interamente coperte dall’assicurazione sanitaria propria dei donatori. Le famiglie dei donatori dovrebbero essere protette dall’attuale disposizione delle assicurazioni che non offrono alcuna copertura nei casi di invalidità o decessi derivati dall’essere stato un donatore. Sono state persino segnalate discriminazione nei confronti dei donatori che cercano di acquistare la propria assicurazione e questo atteggiamento non deve essere più consentito. È assolutamente necessario eliminare ogni ostacolo finanziario o di altro tipo per la donazione di organi. L’obiettivo dovrebbe mirare a garantire che essere un donatore di organi è un atto finanziariamente neutro che non arricchisce i donatori o le loro famiglie ma neanche li opprime con costi insostenibili e irriguardosi del loro gesto altruistico. Inoltre, la copertura di tali costi farà risparmiare denaro a Medicare e alle assicurazioni private perché il trapianto di rene non è solo la migliore opzione per i pazienti in dialisi a lungo termine, ma costa molto meno di questa. Aumentare il numero di reni donati ogni anno significa più trapianti e meno spesa per la malattia renale allo stadio terminale. Un altro modo per abbassare la spesa e ridurre il numero di pazienti che necessitano di trapianti è quello di correggere un’anomalia della normativa vigente in base alla quale i farmaci antirigetto che i trapiantati devono assumere sono coperti solo per 3 anni. Allo scadere dei tre anni coloro che non sono in grado di permettersi i farmaci immunosoppressori possono perdere il loro trapianto e finire di nuovo in dialisi, con ulteriori costi e nella sola speranza di un secondo trapianto. Sono tutte questioni che necessitano di urgente attenzione. Sono tutti passaggi che godono di ampio sostegno e non sono in contrasto con il divieto di legge sul dono “oneroso” in cambio di un organo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella sua decennale esperienza globale, dimostra che il concetto di pagare gli organi inevitabilmente porta allo sfruttamento dei più poveri. Data questa esperienza gli organismi delle Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa hanno predisposto strumenti giuridicamente vincolanti volti a fermare il traffico di organi così come i medici professionisti, con la dichiarazione di Istanbul, si sono apertamente dichiarati contrari agli incentivi finanziari per la donazione, incoraggiando, al contempo, la rimozione dei disincentivi ad essa legati. L’esperienza globale ha per di più dimostrato che la donazione a pagamento si sostituisce alla donazione non retribuita, piuttosto che completarla. Per tali ragioni esortiamo il Dipartimento della Salute e Servizi Umani degli Stati Uniti a convocare una task force sulla donazione e il trapianto di organi per sviluppare nuove strategie per aumentare il volontariato e la donazione di organi non retribuita attraverso mezzi come la rimozione degli oneri finanziari che scoraggiano solo i donatori piuttosto che l’adozione di misure che inevitabilmente portano gli organi umani a essere considerati come merce, sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti, Francis L. Delmonico. Bibliografia. Francis L. Delmonico, et al. An open letter to HHS Secretary Burwell on ethically increasing organ donation. Transplantation Direct 2015; 1(1):1-19.
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